Il presidente dell'Ordine dei medici e deputato PPD: " I tagliuzzi improvvisati e iniqui come questo non servono a niente e fanno solo danni. Purtroppo al DSS in tre anni si è fatto ben poco per correggere i problemi della socialità..."
BELLINZONA - Franco Denti si schiera. Il presidente dell'Ordine dei medici e deputato PPD in Gran Consiglio sosterrà il referendum contro il taglio dei sussidi di cassa malati.
Denti aveva già manifestato tutte le sue perplessità sulla riforma voluta dal Consiglio di Stato e approvata in Gran Consiglio da PLR, PPD e Lega, al momento della discussione parlamentare. Ma ora ha deciso di scendere in campo in prima persona a fianco dei referendisti: ovvero PS, Verdi e UDC.
Franco Denti, perché ha deciso di sostenere il referendum contro il taglio dei sussidi?
"Innanzitutto perché si tratta di una misura pasticciata, che semmai si fosse voluta attuare, si poteva tranquillamente preparare con un anno di anticipo, dando così la possibilità a tutti di capire il cambiamento e il passaggio al nuovo modello. Così invece ha creato un sacco di problemi a molte persone, specialmente anziane, che magari hanno la LAMAL e la complementare con due casse malati diverse. Inoltre non è stato reso obbligatorio il modello del medico di famiglia: la riforma indica ad esempio anche l'opzione della telemedicina che non risponde a tutti i criteri di qualità e sicurezza dei pazienti. Senza dimenticare che non tutte le casse malati hanno l'opzione del medico di famiglia e che il maggior assicuratore in Ticino non lo propone. Inoltre questo taglio lineare non mette in discussione il modello che ha portato da 90'000 a 110'000 i beneficiari dei sussidi in Ticino. Infine, ma non da ultimo, il fatto che per tagliare 20 franchi a chi ingiustamente percepisce il sussidio con un reddito di 120'000 franchi, ne sono stati tagliati 400 a chi ne ha veramente bisogno. Insomma, un vero e proprio pasticcio!".
Però, come sottolineava lei, il problema esiste: non è possibile che 120'000 persone percepiscano il sussidio in Ticino.
"Assolutamente sì. E il mio auspicio è che una volta che il referendum avrà spazzato via questo pasticcio, si proceda immediatamente a una riforma vera. Il sistema attuale è sbagliato, ingovernabile, e ha fatto esplodere il numero dei sussidiati. Un sistema, lo ricordo, votato all'unanimità in buona fede dal vecchio Gran Consiglio. La mia proposta è che il diritto al sussidio venga calcolato sul reddito imponibile in base dell'imposta federale, che è fissa. Ma questo è solo un passo: dobbiamo ripensare globalmente la socialità".
Come?
"Ad esempio, come ho proposto, istituendo una Commissione permanente della sanità e della socialità, composta da persone competenti e in grado di avere una visione globale dei problemi. Un errore grave della riforma proposta da Paolo Beltraminelli è quella di essere fatta solo per risparmiare, come hanno ripetuto più volte il ministro e i partiti che l'hanno sostenuta. Ma la socialità va cambiata seguendo altri criteri, come l'evoluzione della società e della piramide demografica, e sempre tenendo presente la qualità dei servizi e il fatto che stiamo parlando di persone. I risparmi economici, che pure ci sarebbero, vanno valutati come una conseguenza di una politica razionale e attenta ai bisogni della gente, non come uno scopo. Purtroppo invece accade il contrario: non a caso queste riforme vengono assegnate alla Commissione della Gestione, che come è noto si occupa di amministrare i soldi. Ed è allarmante che la maggioranza dei partiti non ha capito nulla di quello che è stato fatto con questa misura. I tagliuzzi improvvisati e iniqui come questo non servono a niente e fanno solo danni".
Però lei e Marco Chiesa, che sostenete il referendum, avete proposto l'obbligatorietà del modello medico di famiglia che avrebbe portato a un taglio ancor più pesante. Quindi?
"È vero, se applicata in un colpo solo, con la nostra proposta si sarebbero risparmiati circa 40 milioni anziché 14. E si sarebbe passati da 110'000 a circa 90'000 sussidiati. Ma certo non sarei stato favorevole a un'applicazione sine die, da un momento all'altro. La mia idea era piuttosto quella di lanciare una discussione in quella direzione. Una proposta da approfondire e sviscerare nel corso dell'anno, in modo da valutare tutte le casistiche per evitare tagli lineari che colpiscono marginalmente i più benestanti e duramente chi ha davvero bisogno, come avviene nella riforma su cui dovremo votare. E comunque anche questa proposta avrebbe dovuto essere inserita in un progetto di ristrutturazione della socialità molto più ampio".
Lei è stato eletto sulle liste del PPD e Paolo Beltraminelli è il ministro pipidino: qual è il suo giudizio sul suo operato alla guida del DSS?
"Il problema di Beltraminelli è che per lui basta fare qualcosa. Invece io penso che una cosa o lo fai bene o non la fai. Il suo modo di operare rischia di impedire per anni un'autentica riforma. E purtroppo al DSS in tre anni si è fatto ben poco per correggere i problemi della socialità...".
Denti aveva già manifestato tutte le sue perplessità sulla riforma voluta dal Consiglio di Stato e approvata in Gran Consiglio da PLR, PPD e Lega, al momento della discussione parlamentare. Ma ora ha deciso di scendere in campo in prima persona a fianco dei referendisti: ovvero PS, Verdi e UDC.
Franco Denti, perché ha deciso di sostenere il referendum contro il taglio dei sussidi?
"Innanzitutto perché si tratta di una misura pasticciata, che semmai si fosse voluta attuare, si poteva tranquillamente preparare con un anno di anticipo, dando così la possibilità a tutti di capire il cambiamento e il passaggio al nuovo modello. Così invece ha creato un sacco di problemi a molte persone, specialmente anziane, che magari hanno la LAMAL e la complementare con due casse malati diverse. Inoltre non è stato reso obbligatorio il modello del medico di famiglia: la riforma indica ad esempio anche l'opzione della telemedicina che non risponde a tutti i criteri di qualità e sicurezza dei pazienti. Senza dimenticare che non tutte le casse malati hanno l'opzione del medico di famiglia e che il maggior assicuratore in Ticino non lo propone. Inoltre questo taglio lineare non mette in discussione il modello che ha portato da 90'000 a 110'000 i beneficiari dei sussidi in Ticino. Infine, ma non da ultimo, il fatto che per tagliare 20 franchi a chi ingiustamente percepisce il sussidio con un reddito di 120'000 franchi, ne sono stati tagliati 400 a chi ne ha veramente bisogno. Insomma, un vero e proprio pasticcio!".
Però, come sottolineava lei, il problema esiste: non è possibile che 120'000 persone percepiscano il sussidio in Ticino.
"Assolutamente sì. E il mio auspicio è che una volta che il referendum avrà spazzato via questo pasticcio, si proceda immediatamente a una riforma vera. Il sistema attuale è sbagliato, ingovernabile, e ha fatto esplodere il numero dei sussidiati. Un sistema, lo ricordo, votato all'unanimità in buona fede dal vecchio Gran Consiglio. La mia proposta è che il diritto al sussidio venga calcolato sul reddito imponibile in base dell'imposta federale, che è fissa. Ma questo è solo un passo: dobbiamo ripensare globalmente la socialità".
Come?
"Ad esempio, come ho proposto, istituendo una Commissione permanente della sanità e della socialità, composta da persone competenti e in grado di avere una visione globale dei problemi. Un errore grave della riforma proposta da Paolo Beltraminelli è quella di essere fatta solo per risparmiare, come hanno ripetuto più volte il ministro e i partiti che l'hanno sostenuta. Ma la socialità va cambiata seguendo altri criteri, come l'evoluzione della società e della piramide demografica, e sempre tenendo presente la qualità dei servizi e il fatto che stiamo parlando di persone. I risparmi economici, che pure ci sarebbero, vanno valutati come una conseguenza di una politica razionale e attenta ai bisogni della gente, non come uno scopo. Purtroppo invece accade il contrario: non a caso queste riforme vengono assegnate alla Commissione della Gestione, che come è noto si occupa di amministrare i soldi. Ed è allarmante che la maggioranza dei partiti non ha capito nulla di quello che è stato fatto con questa misura. I tagliuzzi improvvisati e iniqui come questo non servono a niente e fanno solo danni".
Però lei e Marco Chiesa, che sostenete il referendum, avete proposto l'obbligatorietà del modello medico di famiglia che avrebbe portato a un taglio ancor più pesante. Quindi?
"È vero, se applicata in un colpo solo, con la nostra proposta si sarebbero risparmiati circa 40 milioni anziché 14. E si sarebbe passati da 110'000 a circa 90'000 sussidiati. Ma certo non sarei stato favorevole a un'applicazione sine die, da un momento all'altro. La mia idea era piuttosto quella di lanciare una discussione in quella direzione. Una proposta da approfondire e sviscerare nel corso dell'anno, in modo da valutare tutte le casistiche per evitare tagli lineari che colpiscono marginalmente i più benestanti e duramente chi ha davvero bisogno, come avviene nella riforma su cui dovremo votare. E comunque anche questa proposta avrebbe dovuto essere inserita in un progetto di ristrutturazione della socialità molto più ampio".
Lei è stato eletto sulle liste del PPD e Paolo Beltraminelli è il ministro pipidino: qual è il suo giudizio sul suo operato alla guida del DSS?
"Il problema di Beltraminelli è che per lui basta fare qualcosa. Invece io penso che una cosa o lo fai bene o non la fai. Il suo modo di operare rischia di impedire per anni un'autentica riforma. E purtroppo al DSS in tre anni si è fatto ben poco per correggere i problemi della socialità...".