Il presidente dell'ordine dei medici e deputato del PPD: "Questo attuale sistema di cassa malati non funziona, il Ticino è costantemente penalizzato".
Cornuto e mazziato. Così ne sta uscendo il Ticino dalla disputa sui premi pagati in eccesso di cassa malati, con i ticinesi che hanno pagato per anni più del dovuto. E che, come se non bastasse, non solo non si rivedranno alcun rimborso degno di essere chiamato tale, ma vedranno ancora i premi di cassa malati aumentare. Ne parliamo con Franco Denti, presidente dell'ordine dei medici del Canton Ticino.
Dottor Denti, la cassa malati... è malata?
E' dal 2006 che vado dicendo che nel sistema dei premi di cassa malati c'è qualcosa che non funziona. Con Bruno Cereghetti abbiamo portato avanti questa battaglia per anni e finalmente nel 2012 è stato ammesso che il Canton Ticino ha pagato premi in eccesso per troppo tempo, come ha riconosciuto lo stesso Consigliere Federale Alain Berset.
Il tanto preteso "rimborso" sembra però più un'elemosina...
66 milioni su 400 di premi pagati in eccesso sono in effetti briciole. Il Ticino non ha bisogno dell'elemosina ma di giustizia. E per questo deve andare avanti, continuando a far pressioni e cercare alleanze con gli altri cantoni penalizzati per ottenere quanto gli spetta di diritto.
Ma intanto i premi di cassa malati aumentano.
Questa distorsione dei premi si sta perpetuando anche in questi anni, dove sarebbe opportuno un cambio di rotta. Vero che non è una tematica semplice, ma è dal 1996 che non si sta facendo nulla per migliorare la situazione. Un problema che non colpisce solo il Ticino, che però è uno dei cantoni più penalizzati. Ormai il pagamento dei premi delle casse malati sta diventando la prima voce tra le spese dell'economia domestica di ogni famiglia. E questo non va assolutamente bene.
Come si cambia il sistema?
Convincendo quella maggioranza dei cantoni debitori che ovviamente non hanno alcuna intenzione di cambiare un sistema che, seppur sbagliato, va a loro vantaggio. Per questo l'autorità federale deve prendere in mano la situazione e fare giustizia. Ci sono le vie per farlo, innanzitutto facendo in modo che ci siano casse malati che facciano solo la Lamal e altre invece solo le complementari. In questo modo ci sarebbe più trasparenza e si migliorerebbero le prestazioni della Lamal.
Una soluzione sarebbe la cassa malati unica.
Potrebbe essere, soprattutto se la trasparenza della cassa malati unica continuerà ad essere questa. Però dobbiamo mettere in conto che, anche se il popolo dovesse approvarla, ci vorranno almeno 10-15 anni per metterla in atto. Ma noi non possiamo aspettare così tanto per avere alcune risposte ai nostri problemi.
Com'è la situazione della sanità ticinese?
E' confrontata con delle sfide epocali che saranno affrontate tra qui e il 2020. Bisogna lavorare sull'efficienza del sistema sanitario in Ticino e fare in modo che sia aperto a tutti. Inoltre adesso il Ticino è entrato in una rete svizzera di ospedali che si possono fare concorrenza sui prezzi delle prestazioni. Per questo bisognerà essere bravi ad accogliere tutte le possibili specializzazioni che si possono praticare nel nostro cantone e fare in modo di ottimizzare le risorse, eliminando alcune spese evitabili.
Ad esempio?
L'esistenza di 4 ospedali con tanti doppioni non sono una spesa sostenibile se si vuole entrare in concorrenza con altri ospedali. In Ticino abbiamo, quattro chirurgie generali, quattro pediatrie, quattro ginecologie, quattro urologie. E potrei andare avanti... Questa dispersione delle risorse impedisce il rinnovamento della medicina di punta. Tutte le parti in causa devono riuscire a lavorare insieme e ottimizzare le risorse, accettando di collaborare con le cliniche private, che devono essere viste come un'integrazione al servizio sanitario del cantone.
In questi ultimi mesi sono emersi molti scandali su medici stranieri con precedenti nei loro paesi d'origine.
Purtroppo dei recenti casi, scoperti anche dal Mattino, hanno dimostrato che è necessaria una maggiore vigilanza sui medici, gli infermieri e tutto il personale. Abbiamo sollecitato il DSS a preparare nuove regole sulla vigilanza sanitaria, che è una vera urgenza. Non ci possono essere compromessi su questo tema: ogni ticinese deve avere il diritto di essere assolutamente sicuro sull'integrità della persona che lo sta curando.
C'è qualche proposta concreta che si può attuare?
C'è una proposta che vuole che i medici stranieri che vogliono operare in Ticino lavorino per almeno tre anni in un ospedale ticinese riconosciuto per la formazione. Troppi medici stranieri infatti aprono i loro studi senza conoscere il sistema sanitario svizzero, o i certificati necessari o peggio ancora i nomi delle medicine in Svizzera. Sono cose inaccettabili che creano situazioni dove a rimetterci sono sempre i pazienti.
Quando scopre di questi casi, da Presidente dell'ordine dei Medici del Canton Ticino come ci rimane?
Male, perché questi episodi rovinano la reputazione della categoria. Poi se lo scopro personalmente ho l'obbligo di fare denuncia al medico cantonale.
Lei qualche tempo fa ha avuto un'aspra polemica con il suo collega Ignazio Cassis.
Come presidente dell'ordine dovevo intervenire in modo energico e chiaro ad una sua intervista sul 20 minuti dove ho ritenuto non corrette alcune sue affermazioni. Da lì i rapporti si sono raffreddati. Mi dispiace perché lo conosco da tanti anni, ma ognuno fa le proprie scelte.
E lui ha scelto di essere dalla parte dei "cassamalatari", andando alla guida di Curafutura...
Anche questa è una sua scelta. Assolutamente legittima anche se mi lascia perplesso. Il mio augurio però è che, conoscendo i problemi ticinesi, possa riuscire a far comprendere le nostre problematiche e renda più sensibile le casse malati alla nostra situazione. Ne andrebbe a beneficio di tutti i ticinesi.
Lei si è candidato alle comunali di Lugano: chi crede sia giusto che assuma l'incarico di vicesindaco lasciato vacante da Giorgio Giudici?
Lorenzo Quadri, non c'è alcun dubbio. Chi ha preso più voti deve essere il vicesindaco, punto. Peraltro Quadri ha dimostrato in questi anni di saper lavorare molto bene nel sociale, sarei ben felice se fosse lui a ricoprire l'incarico di vicesindaco a Lugano.
Questo non fa altro che confermare la tesi di chi sostiene che è il più leghista del PPD...
Ma non è vero!
Semplicemente appoggio le cause in cui credo, indipendentemente dal partito da cui provengono. Mi piace essere propositivo e trovare soluzioni ai problemi e spesso ho condiviso le idee della Lega e di Giuliano Bignasca. Ma preferisco definirmi un liberale conservatore, che vuole essere assolutamente trasparente con le persone.
A proposito di Giuliano Bignasca, com'erano i vostri rapporti?
Il Nano è stato un amico, schietto e con una grande visione politica: ha visto i problemi del Ticino e della Svizzera con 20 anni di anticipo rispetto a tutti gli altri. Era una persona generosa e che non si tirava mai indietro. Una volta ad una cena mi ha chiamato "il Nano gentiluomo": per me è stato un bel complimento! Spero che la sua capacità di avere sempre un occhio di riguardo verso le persone bisognose rimanga una componente della Lega dei Ticinesi.
Un attestato di rispetto e di amicizia. In Parlamento, con il suo collega di partito Caimi, la situazione è però diversa...
Caimi mi ha mancato di rispetto con un apprezzamento assolutamente ingiusto nei miei confronti. Non me l'aspettavo dall'esponente di un partito come il PPD che abbraccia certi valori.
Per questo scontro è da giugno che fa il deputato "itinerante".
Fino al termine del mandato mi siederò dove c'è posto, stando a fianco a deputati di ogni partito. Devo dire che è un'esperienza molto interessante che consiglierei a tutti. Stare di fianco a Lurati, piuttosto che a Sanvido, permette di capire molte dinamiche. E poi aumenta l'attenzione dei deputati: nessuno si distrae quando sa di avere il collega di un altro partito a fianco...
Se potesse scegliere con chi mettersi a fianco durante le sedute del Gran Consiglio?
Ce ne sarebbero tanti. In parlamento ci sono tante persone in gamba. Penso ad esempio a Fiorenzo Dadò, ai leghisti Angelo Paparelli e Paolo Sanvido, al mio amico Bruno Cereghetti, a Christian Vitta, Sergio Morisoli, Greta Gysin o Matteo Pronzini... Ma sessioni di Gran Consiglio ce ne sono parecchie, avrò tempo per cambiare ancora un po' di posti!