115'000 imprese, 2 milioni di assicurati, 3'000 collaboratori, 3 miliardi di prestazioni erogate all’anno e costi d’esercizio per 300 milioni, sono questi i dati che fanno della SUVA un piccolo gioiello nel campo delle assicurazioni sociali del nostro paese: un’impresa sana ed equilibrata.
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E’ un grido d’allarme, lanciato già mesi orsono dalla SSIC sezione ticino, dai sindacati OCST e UNIA fondato, sulle proposte quantomeno discutibili della Commissione della Sicurezza Sociale e della Sanità del Consiglio Nazionale che ha deciso di consigliare al Parlamento di vietare alla SUVA di offrire assicurazioni complementari, di obbligarla a ridurre il salario massimo assicurato, di innalzare dal 10 al 20% il grado minimo di invalidità, di dare ogni 3 anni la possibilità alle amministrazioni pubbliche di scegliere tra la SUVA e un assicuratore privato e di ridurre il numero dei membri del suo consiglio di amministrazione da
Ancora una volta si é resa manifesta l’azione dei lobbysti piu’ o meno direttamente interessati nella gestione o nelle consulenze delle Casse Malati o degli Assicuratori Privati in seno alla commissione della sicurezza sociale e della Salute Pubblica del Consiglio nazionale (CSSS-N), ben 13 su 25, mentre la SUVA per legge federale non ha nessun suo rappresentante.
Ora, il desiderio di ammodernamento che si intravede nelle proposte della Commissione SANITARIA (csss-n), lascia presagire una volontà di privatizzare le assicurazioni sociali a discapito della suddiarietà che sta alla base di uno dei pilastri fondamentali del mondo del lavoro del nostro Paese, dove tutti allo stesso modo, sia che operino in settori ad alto rischio di infortunio o di malattia professionale, sia che siano attivi in professioni poco o meno rischiose, contribuiscono al finanziamento dell’assicurazione degli infortuni a carattere professionale.
Con l’andar del tempo, il mondo del lavoro in Svizzera ha assunto sempre più ridotti profili di rischio, dovuti, da un canto al marcato spostamento delle attività verso il terziario e dall’altro anche grazie a continue e coerenti campagne di prevenzione e di tutela della salute dei lavoratori messe in atto dalla SUVA stessa in collaborazione con i datori di lavoro, le associazioni padronali e i sindacati
Le modifiche proposte dalla Commissione porrebbero la SUVA in una posizione di netto svantaggio in un mercato, quello delle assicurazioni private, sempre più competitivo.
Obbligare la compagnia pubblica a ridurre il salario massimo assicurato e, contemporaneamente impedirle di offrire delle polizze complementari equivarrebbe a privarla sia di un sicuro mezzo di approvvigionamento in fondi freschi sia di una rilevante quota di mercato nel settore dei buoni rischi, in effetti, le professioni che comportano rischi fisici minori sono spesso anche quelle meglio retribuite.
Per continuare a far fronte ai propri impegni nella nuova situazione di mercato, la SUVA si vedrebbe costretta ad aumentare i premi dell’assicurazione di base poiché i proventi generati dai premi diminuiranno in modo maggiore della spese per l’erogazione di prestazioni assicurative. Inoltre, l’innalzamento del grado minimo di invalidità aumenterà il rischio finanziario sia dei lavoratori che degli imprenditori e renderà più difficile il reinserimento professionale.
Sulla base delle proposte della Commissione della Sicurezza Sociale e della Sanità del Consiglio Nazionale(CSSS-N) quindi, la SUVA subirebbe un grave danno e, con lei, in primo luogo i suoi assicurati con un salario basso e un elevato rischio di infortunio che vedranno aumentare i premi a fronte di una copertura peggiore.
Ricordiamoci che la SUVA è un sistema di assicurazione sociale, no profit e molto efficiente che, contrariamente ad altri pilastri che concorrono a rendere performanti il nostro mondo del lavoro e il nostro stato sociale non ha alcun bisogno di veder risanate le proprie finanze anzi, dal profilo finanziario, è completamente indipendente e non gode di sussidi statali, inoltre, sulla base dei propri statuti, la SUVA non può distribuire gli utili ma deve reinvestirli a fini assicurativi e preventivi. Quest’assicurazione è interamente finanziata e gestita dagli assicurati stessi proprio in virtù di questa sua caratteristica che coniuga gli interessi dei lavoratori e del padronato, può mettere in atto soluzioni condivise tra i partner sociali.
Viste le gravi sfide che il paese dovrà affrontare nel campo della sanità pubblica, indebolire la SUVA peggiorerebbe un sistema assicurativo che ha dimostrato di funzionare in modo eccellente, togliendo così al nostro sistema sociale una di quelle reti delle quali come cittadini possiamo andare fieri e sulla quale, anche se ci auguriamo di non doverlo mai fare, sappiamo di poter contare.
In questi giorni si ipotizza il possibile lancio di un referendum su questa proposta di revisione , a chiederlo saranno gli impresari costruttori svizzeri (SSIC) uniti ai Sindacati. Sono certo che anche il corpo medico, che ha come suo compito primario la prevenzione e la tutela della salute dei lavoratori, non sarà insensibile a questa iniziativa.
E qui chiudo citando un mio illustre confratello, Albert Schweizer, secondo il quale “Il primo passo nell’evoluzione dell’etica è un senso di solidarietà con altri esseri umani” e chiedendomi se veramente, la strada che vogliamo percorrere è quella che ci porta a rinunciare a quei fondamenti etici sulla cui base gli svizzeri hanno saputo costruire negli anni un corpo sociale che ha coniugato al meglio competitività e socialità.
Presidente Ordine dei Medici del Cantone Ticino