Ottimizzata la gestione dei pazienti con l'entrata in funzione dei quattro consultori medici d'urgenza Casi bagatella trattati rapidamente anche grazie alla cooperazione con i professionisti attivi sul territorio
La scena esplicativa ci si presenta davanti agli occhi proprio mentre la dottoressa Emanuela Zamprogno, caposervizio Medicina d'urgenza, ci mostra gli spazi del consultorio medico d'urgenza dell'Ospedale Italiano di Lugano, messo in funzione nell'agosto del 2014. Una ragazzina sui 15 anni arriva zoppicando, accompagnata dalla madre. Non sembra nulla di grave, ed in effetti dopo aver valutato il suo caso nell'apposito locale di «triage» il personale infermieristico la indirizza in una delle due sale visite dove vengono curati gli infortuni bagatella. Qualora si fosse trattato di un problema più grave alla giovane sarebbe invece stato assicurato l'accesso ai servizi del pronto soccorso. Funziona così, in sintesi, la nuova modalità di presa a carico dei pazienti – sempre di più – che quotidianamente si recano nei nosocomi regionali dell'Ente ospedaliero cantonale (EOC). Avviato in Svizzera tedesca e progressivamente implementato, seppur in diverse forme, al San Giovanni di Bellinzona (2012), a La Carità di Locarno (2013), al Beata Vergine di Mendrisio (2013) e infine all'Italiano di Lugano (2014), il nuovo sistema può ora dirsi pienamente operativo.
C'è meno da pazientare
«E la soddisfazione di chi ne beneficia – all'incirca 1/4 dei casi gestiti in pronto soccorso, n.d.r. – è alta» ha sottolineato il dottor Mattia Lepori, coordinatore del progetto CMU per l'EOC, in occasione del primo bilancio sul servizio. Aperti 7 giorni su 7 durante le ore diurne, i diversi consultori hanno permesso di riorganizzare i flussi dei pazienti nei pronto soccorso, consentendo di gestire al meglio i casi non gravi e di risolverli rapidamente ma con cure di qualità. «Questi fino a qualche anno fa si trovavano puntualmente in fondo alla fila, costretti a lunghi tempi d'attesa» ha ammesso Lepori. Ma ora la musica è cambiata. Grazie alle pronte valutazioni svolte nella fase di «triage», che determinano i differenti codici d'urgenza (vedi scheda a lato), il periodo trascorso prima della presa a carico si è ridotto notevolmente. Nel 2014 il 73,5% dei 125.407 casi trattati nei diversi pronto soccorso cantonali è infatti stato gestito entro 30 minuti. Riferendosi alle statistiche dell'ospedale bellinzonese, Lepori ha poi illustrato i cambiamenti intercorsi tra il 2011 – quando il CMU non era ancora attivo – e il 2013. «I casi di pazienti che, stufi, hanno abbandonato il pronto soccorso ancor prima di essere visitati si sono dimezzati. E lo stesso è avvenuto per le attese oltre l'ora e mezza, passate dal 9,8% al 4,5%. La presa a carico medica entro 30 minuti è per contro cresciuta, dal 73% all'85% dei casi. E, non da ultimo, i reclami per tempo d'attesa inviati per iscritto al nosocomio sono praticamente scomparsi».
Una collaborazione perfettibile
Ma se i CMU hanno potuto vedere la luce è anche grazie al collaborazione con l'Ordine dei medici del Canton Ticino (OMCT). In settimana la relativa presa a carico è appannaggio di medici ospedalieri, ma nei festivi sono i professionisti di base attivi sul territorio a gestire i pazienti ambulatoriali meno gravi. «Ci sono voluti 5 anni di discussioni, ma alla fine ce l'abbiamo fatta» ha notato Franco Denti, presidente dell'OMCT, parlando di «positivo aiuto al paziente». E dal momento che la cultura del medico di famiglia sta progressivamente perdendo velocità anche in Ticino, Denti ha evidenziato come per i medici del territorio il lavoro nei CMU «significa difendere il proprio ambito di lavoro e le proprie specifiche competenze». Ha però altresì messo in luce alcuni aspetti perfettibili del nuovo sistema. «Purtroppo si lavoro ancora troppo a compartimenti stagni, con i casi di piccola chirurgia e traumatologia che per una certa diffidenza non vengono dirottati ai CMU». E in tal senso – ha concluso – «il triage dei pazienti potrebbe essere più coraggioso, facendo avvicinare anche i liberi professionisti alla medicina ospedaliera».
da sapere
come funziona
I pazienti che si recano in pronto soccorso (PS) vengono smistati, nella zona «triage», secondo una specifica classificazione. 1 - Urgenza vitale immediata; 2 - Urgenza (entro 20 minuti); 3 - Urgenza differita (entro 90 minuti); 4 - Non urgente. I servizi specifici del PS si occupano dei casi 1 e 2, dei pazienti trasportati con ambulanza/REGA, quelli riferiti da un medico esterno e quelli di età pediatrica. I casi d'urgenza 3 e 4 sono per contro indirizzati ai consultori medici d'urgenza (CMU).
pazienti visti dai cmu
Nel 2014 i casi non gravi trattati nei CMU sono stati circa un quarto del totale gestiti nei pronto soccorso degli ospedali regionali. A Bellinzona sono stati 4.777 su 18.600; a Mendrisio 3.200 su 14.250. A Lugano (dal 1. agosto) sono stati 2.700 su 30.746, mentre a Locarno (solo nei fine settimana) 1.100 su 15.509.
tempi d'attesa
In media sono presi a carico entro 30 minuti il 73,5% dei pazienti che si recano nei PS dell'EOC. Una percentuale che sale al 97,8% per le urgenze vitali immediate e all'85,5% per le urgenze. Mentre per le urgenze differite si attesta al 69,2% e per le non urgenze al 67,2%.
gradi di soddisfazione
I risultati di questa presa a carico differenziata sono positivi. Le inchieste condotte a Bellinzona, dove è stato avviato il modello, indicano che il 91% dei pazienti interrogati sono soddisfatti o molto soddisfatti durante la settimana. Con l'85% l'indice di soddisfazione rimane alto anche durante il weekend. Un altro sondaggio ha invece visto l'80% di 159 intervistati, percepire un miglioramento della presa carico con i CMU.
sempre più sollecitati
I pronto soccorso dell'EOC nel 2014 hanno gestito 125.407 pazienti. Nel 2009 erano stati 94.000.