Dalle urne è appena scaturito uno schiacciante no al “Managed Care” e già si assiste al dibattito tra le diverse parti in causa, che non hanno perso tempo ad analizzare le ragioni che hanno portato all’affossamento di questo sistema in tutti i cantoni, mentre sarebbe stato opportuno seguire il consiglio del professor Longchamp (della “gfs.bern”) che, nel corso della trasmissione Arena del 22 giugno ha indicato che il no popolare alle riforme sanitarie, proposte dal mondo politico nell’ultimo decennio, avrebbe dovuto spingere i parlamentari della Berna federale a porsi all’ascolto del popolo che li elegge affinché lo rappresentino.
La prima riflessione sottolinea che i cittadini – pazienti sono consapevoli di godere di un sistema sanitario di prim’ordine e che, per questa ragione, non lo vogliono stravolgere, introducendo riforme che lo porterebbero a divenire come quello in vigore in paesi limitrofi (pensiamo al medico della mutua), e che quindi hanno ribadito il primato della qualità delle cure sui costi assicurativi.
La seconda riflessione indica come tutti siamo consapevoli che la promessa di un mercato più ampio che, attraverso la concorrenza garantisca costi minori, in campo sanitario non è altro che uno “specchietto per le allodole”.
La terza considerazione deriva direttamente dalla confusione e dalla scarsa programmazione della riforma sottoposta al voto popolare: una modifica di legge con troppi punti oscuri, che ha spinto i cittadini – pazienti a non abbandonare un sistema che ha fatto le sue prove, per incamminarsi su una strada di incertezza che prometteva solo discriminazioni e minore libertà, in sintesi: pagare di più per avere quello che già abbiamo e pagare di meno per avere di meno!
Il 17 giugno, il popolo ha ribadito “forte e chiaro” i seguenti 3 punti: non vuole rinunciare alla libera scelta del medico, non vuole perdere il libero accesso al sistema sanitario né, men che meno, permettere alle casse malati di controllare il sistema in modo ancora più stretto e con il beneplacito della legalità!
Dalle reazioni dei politici si comprende come i 60 miliardi (di cui “solo” circa 20-22 miliardi derivanti dalla LAMal) rappresentati dalla Sanità in Svizzera “facciano gola” a molti.
In effetti, le urne non si erano ancora chiuse che già venivano avanzate proposte che si vogliono spacciare come misure di contenimento dei costi, ma che altro non sono se non una breccia per giungere alla “Medicina di Mercato” e che, secondo lo studio della “gfs.bern” (presentato il 25 giugno) non troveranno l’accordo dei cittadini-pazienti, che si sono espressi al 56% contro la fine dell’obbligo di contrarre e che si oppongono al 75% alla fine dell’obbligatorietà dell’assicurazione malattia di base.
In quest’ambito, secondo i dati annunciati da santésuisse, nei primi quattro mesi di quest’anno, sono stati concessi 890 permessi per esercitare a carico della LAMal, dimenticando bellamente di specificare che ben 650 permessi sono stati rilasciati a medici che già operavano in ambito ospedaliero e che la Moratoria aveva “bloccato” nelle case di cura impedendo loro di accedere alla professione liberale.
Il fenomeno va quindi letto con grande prudenza, in primo luogo perché non tutti apriranno uno studio e in secondo luogo perché si può ragionevolmente pensare che il “rush” di questi medici vada pian piano esaurendosi.
La questione della riforma del sistema sanitario deve dunque essere analizzata a fondo dal mondo politico, in primo luogo mettendo in atto gli strumenti necessari all’ottenimento della trasparenza nei costi delle casse malati, secondariamente conferendo all’UFSP gli strumenti legislativi e il personale necessari per esercitare il mandato di controllo, cui è chiamato, sulle circa 85 casse malati e, in terzo luogo, migliorando la compensazione dei rischi, impedendo così la “caccia ai buoni rischi”, visto che siamo in tema di cassa malati e non di “cassa sani”!
Un ulteriore fondamentale intervento consiste nella rivalutazione del ruolo della Medicina di Famiglia, già allo studio grazie al plebiscito popolare in favore dell’iniziativa “Sì alla Medicina di Famiglia” che, lo rammento, chiede di migliorare la formazione di questi specialisti, in particolare favorendone la formazione, anche grazie al finanziamento di “stages” negli ambulatori privati, l’introduzione di corsi ad hoc nelle facoltà di medicina e la rivalutazione delle condizioni quadro per l’esercizio della professione.
Attualmente, il Consigliere Federale A. Berset, che si è dimostrato sensibile a questa problematica, ha creato, sotto la sua diretta responsabilità, un gruppo di lavoro che coinvolge tutte le parti in causa (dai rappresentanti del corpo medico – tra cui il Comitato d’Iniziativa - , a quelli dell’Autorità federale e cantonale) e che ha come obiettivo la realizzazione di un piano direttore (“Masterplan”) che, entro il mese di marzo 2013, deve proporre misure concrete a sostegno della Medicina di Famiglia.
A questo proposito sarà pure di primaria importanza indurre le casse malati (come per esempio Helsana – che è l’assicuratore più grande nel nostro Cantone) a offrire e pubblicizzare il modello “Medico di Famiglia”, che ha già fatto le sue prove dimostrando che, con questo sistema, si può ottenere un risparmio pari al 10% sui premi che, in caso di diffusione su larga scala, potrebbe giungere fino al 20%.
Su questa bella vittoria contro il “Management Care” e sulle problematiche che ci attendono, arriva ora l’estate, che servirà per prepararci alle nuove battaglie che si preannunciano nei prossimi mesi.
A voi e alle vostre famiglie auguro un periodo sereno e rigenerante per riprendere a settembre con la lena e la tenacia abituali!
Dott. Med. Franco Denti
Presidente Ordine dei Medici del Cantone Ticino