I dubbi, gli argomenti di riflessione e i suggerimenti indirizzati dai medici alla classe politica prima dell'introduzione del DRG (forfait per caso) negli ospedali, stanno prendendo corpo. Le nostre preoccupazioni legate anche alle eventuali "dimissioni precoci dei pazienti", sono state confermate dalle Associazione dei Pazienti di tutta la Svizzera che, nel 2012, sono state sommerse dalle segnalazioni, al punto che nella Svizzera centrale vi è stato un aumento pari addirittura al 20%. In causa per trattamenti che si sono rivelati problematici sono chiamati i dentisti, in particolare professionisti giunti dall'estero a seguito della libera circolazione delle persone: come per i medici, anche questi dentisti non sempre hanno la formazione completa pretesa per i professionisti che hanno studiato e operano nel nostro Paese. Per tornare ai casi che derivano dall'introduzione dei forfait per caso, alcuni esempi eclatanti illustrano i rischi corsi da pazienti dimessi troppo presto sulla base dei giorni di ospedalizzazione previsti per ogni categoria di intervento. Nel primo caso, dopo aver subito un'operazione, un paziente è stato dimesso il venerdì e affidato, con un preavviso troppo breve, al servizio di assistenza e cure a domicilio che, per mancanza di personale, non ha potuto pianificare, nel fine settimana, la necessaria iniezione quotidiana per fluidificare il sangue.
Nel secondo, una donna con una medicazione particolarmente complessa che doveva essere sostituita è stata dimessa: la ferita si è infiammata e la paziente ha dovuto essere nuovamente ospedalizzata.
Un'altra paziente con un tumore all'ultimo stadio e che manifestava forti dolori, è stata rimandata a casa per il fine settimana perché, sulla base del forfait per caso, non era prevista la permanenza in ospedale nel weekend: un successivo ricovero è stato pianificato per il lunedì successivo. Gli stessi problemi si manifestano in ambito ambulatoriale ospedaliero: per questo settore citiamo l'esempio di una paziente con problemi cardiaci che aveva subito un intervento ambulatoriale agli occhi. I medici avrebbero voluto ricoverarla per una notte, ma la cassa malati non lo ha permesso, perché il forfait per questo caso non prevede un pernottamento! Vista la situazione, anche l'Associazione svizzera dei Pazienti giunge alla conclusione, già preconizzata dal corpo medico, che negli ospedali debbano essere ripristinati i reparti subacuti. Inoltre, deve essere potenziata l'offerta SACD (Servizi di Assistenza e cura a domicilio) in modo che i pazienti possano essere curati a casa propria. Come medici riteniamo che la pianificazione attualmente in corso, che stabilisce una presa a carico nel subacuto negli istituti per anziani, abbia considerato troppo poco questo aspetto, dato che in Ticino, questi reparti esistono solo in quattro case per anziani e sono previsti solo per pazienti in età AVS: dove andranno quindi i malati che non raggiungono quest'età canonica?
Saranno presi a carico come "urgenze" dai SACD, che già hanno problemi legati alle risorse e alla pianificazione dei turni del personale che inducono sia l'insoddisfazione dei dipendenti che quella degli utenti, dato che i primi si trovano confrontati con orari "spezzettati" e i secondi con una forte rotazione delle persone che si prendono cura di loro, mentre invece è importante che gli operatori di riferimento
per un paziente siano il minor numero possibile. E pensare che questa insoddisfazione deriva da un "non problema", perché basterebbe permettere ai SACD di interesse pubblico di offrire le loro prestazioni sette giorni su sette, come secondo la legge sul lavoro può fare qualsiasi istituzione pubblica (es. ospedali) e non l'impresa privata, per poter pianificare una turnistica che vada incontro alle esigenze degli utenti e del personale e per evitare che succedano casi come quello dell'esempio relativo al paziente che necessitava di un'iniezione!
per un paziente siano il minor numero possibile. E pensare che questa insoddisfazione deriva da un "non problema", perché basterebbe permettere ai SACD di interesse pubblico di offrire le loro prestazioni sette giorni su sette, come secondo la legge sul lavoro può fare qualsiasi istituzione pubblica (es. ospedali) e non l'impresa privata, per poter pianificare una turnistica che vada incontro alle esigenze degli utenti e del personale e per evitare che succedano casi come quello dell'esempio relativo al paziente che necessitava di un'iniezione!
In conclusione, come i medici avevano paventato allorché avevamo richiesto un'introduzione di prova del DRG per la durata di 3 anni, siamo ora confrontati con i rischi generati da "dimissioni precoci" e dalla penuria di letti subacuti, per ovviare alla quale basterebbe la creazione negli ospedali di reparti di riabilitazione e di riabilitazione geriatrica che, essendo a carico della LAMal, sgraverebbero le finanze del Cantone e dei comuni. Per queste ragioni chiediamo alla classe politica di pianificare la reintroduzione dei reparti subacuti negli ospedali e di considerare con grande attenzione il potenziamento del settore delle cure a domicilio. Con queste misure potremo rompere il circolo vizioso che, con l'introduzione del DRG conduce a una parcellizzazione della presa a carico del paziente e a un suo "trattamento industriale standardizzato", che mina alla base la qualità delle cure, l'efficienza e l'efficacia del nostro sistema sanitario: il migliore e il più umano del mondo!