Il presidente dell'Ordine dei medici ci scrive: "Rispolverando la Moratoria sugli studi medici, Berna ha dimostrato la sua incapacità di risolvere i problemi che, non solo in campo sanitario, sono derivati dalla libera circolazione"
Il 5 giugno con 25 voti favorevoli, 15 contrari e 1 astenuto, il Consiglio degli Stati ha accolto la proposta del Consigliere Federale Alain Berset di reintrodurre la Moratoria sull'apertura di nuovi studi medici specialistici per la durata di 3 anni. Il provvedimento non riguarda i medici di famiglia, i pediatri e i medici ospedalieri. Inoltre, la Camera Alta non ha accolto l'esclusione dalla Moratoria dei medici che per un periodo di 5 anni stanno esercitando in un ospedale o in un istituto di formazione svizzero riconosciuto, perché incompatibile con gli accordi sulla libera circolazione. La decisione sull'introduzione della "nuova Moratoria a tempo determinato" spetterà ai Cantoni. Se il concetto sarà approvato dalla Camera Bassa, il blocco entrerà in vigore il prossimo primo luglio.
Rispolverando questo provvedimento, introdotto per la prima volta nel 2002 e prolungato per ben 2 volte, la politica federale ha dimostrato, ancora una volta, la sua inefficacia e la sua incapacità di risolvere i problemi che, non solo in campo sanitario, sono derivati dall'entrata in vigore della libera circolazione, in particolare nei cantoni di frontiera.
La Berna federale ha per anni fatto "orecchio da mercante" agli avvertimenti da parte del mondo medico riguardanti sia i problemi di qualità derivanti dalla liberalizzazione del settore, sia quelli legati al possibile aumento dei costi specie nelle strutture stazionarie.
In questo modo il tempo a disposizione per elaborare una strategia atta a porre dei paletti a salvaguardia della qualità del nostro sistema sanitario e dei costi, è trascorso nell'inerzia politica fino a quando, con un provvedimento urgente, e dopo solo tre semestri dalla definitiva caduta (01.01.2012), si è deciso di "rianimare" la Moratoria.
Un provvedimento che, ancora una volta, penalizza i giovani medici ticinesi e svizzeri che vogliono intraprendere o stanno seguendo gli studi in medicina.
Come Ordine dei Medici, per cercare di salvaguardare i giovani colleghi, avevamo proposto al mondo politico bernese l'esclusione dalla Moratoria dei medici che da almeno 5 anni esercitano in ospedale, di delegare ai cantoni in stretta collaborazione con gli Ordini locali, la pianificazione della medicina ambulatoriale e che un medico proveniente dall'estero debba fare un'esperienza di almeno 3 anni in un ospedale svizzero riconosciuto per la formazione per colmare tutte le lacune legate in particolar modo alla conoscenza del sistema sanitario svizzero.
Un provvedimento che, ancora una volta, penalizza i giovani medici ticinesi e svizzeri che vogliono intraprendere o stanno seguendo gli studi in medicina.
Come Ordine dei Medici, per cercare di salvaguardare i giovani colleghi, avevamo proposto al mondo politico bernese l'esclusione dalla Moratoria dei medici che da almeno 5 anni esercitano in ospedale, di delegare ai cantoni in stretta collaborazione con gli Ordini locali, la pianificazione della medicina ambulatoriale e che un medico proveniente dall'estero debba fare un'esperienza di almeno 3 anni in un ospedale svizzero riconosciuto per la formazione per colmare tutte le lacune legate in particolar modo alla conoscenza del sistema sanitario svizzero.
Sempre in un'ottica di salvaguardia della qualità cui i cittadini-pazienti hanno diritto, avevamo anche chiesto che la Moratoria fosse estesa anche ai medici pratici, i cosiddetti EuroDoc, che hanno una formazione post-universitaria di soli 3 anni quando nel nostro Paese occorrono almeno 5-6 anni e la media di permanenza in ospedale prima di aprire uno studio medico è di circa 10 anni.
Allo stato attuale quando i "buoi sono ormai fuori dalla stalla", penso che il "prolungamento a termine" del blocco dell'apertura di nuovi studi specialistici sia da prendere come il male minore, ma solo a patto che il tempo a disposizione venga utilizzato per porre fine al caos che si sta generando nel mondo medico svizzero e ticinese.
E quando parlo di caos, penso in particolare alla mancanza di un monitoraggio affidabile sul piano cantonale su chi effettivamente esercita, dove e in che misura (mi riferisco per esempio alle colleghe che lavorano a tempo parziale, e a quelli fra noi che lavorando nel proprio studio e anche in ospedale utilizzano due numeri di concordato).
E quando parlo di caos, penso in particolare alla mancanza di un monitoraggio affidabile sul piano cantonale su chi effettivamente esercita, dove e in che misura (mi riferisco per esempio alle colleghe che lavorano a tempo parziale, e a quelli fra noi che lavorando nel proprio studio e anche in ospedale utilizzano due numeri di concordato).
E qui entrano nuovamente in gioco le casse malati, che sostengono di non essere in grado di effettuare questo monitoraggio, quando ben sappiamo che la nostra fatturazione viene praticamente controllata online!
In questo modo, solo grazie alle verifiche effettuate dall'Ordine dei Medici, sappiamo che nel nostro Cantone, tra il l'inizio del 2012 e la fine di aprile del 2013, sono stati rilasciati 229 nuovi numeri di concordato, di cui solo il 40% a colleghi svizzeri, e anche qui come in tanti altri campi del settore sanitario, il balletto delle cifre continua, perché tutti hanno dati e possibilità di controllo diverse.
Per noi medici, abituati a operare per il bene dei nostri pazienti e spesso a prendere decisioni anche difficili in tempi brevi, è arduo comprendere questa inerzia, questa mancanza di controllo e quest'incertezza nei dati, da parte di coloro che sono chiamati dai cittadini-pazienti a intraprendere tutto il necessario affinché il nostro sistema sanitario rimanga il migliore, il più efficiente, il più efficace ed equo al mondo.
Quello che è certo è che collaboreremo in modo proattivo con il DSS e tutti gli enti preposti, mettendo a profitto la nostra esperienza sul campo per proporre misure concrete, applicabili e controllabili per evitare che il succitato caos incancrenisca un gioiello che con il nostro lavoro quotidiano abbiamo contribuito a creare.