«All’EOC è prevista una formazione che li parifica agli altri medici», dice il dottor Fabrizio Barazzoni.
«La preoccupazione è rivolta ai futuri medici di famiglia» sostiene Franco Denti.
Un medico su quattro in Svizzera è straniero o comunque si è formato all'estero. Ma per fortuna ci sono, si potrebbe dire, considerando il fabbisogno di medici che le nostre università non sono in grado di garantire. Facendo un parallelismo, i medici stranieri sono un po' come i sacerdoti: è solo grazie alla presenza di preti stranieri - grazie quindi alla Chiesa universale - che si riesce a colmare il calo di vocazioni da noi. Il 26% dei medici in Svizzera ha svolto una formazione all'estero. Negli ospedali l'80% di neurochirurghi, chirurghi plastici, psichiatri e psicoterapeuti si è diplomato in Europa. I dati riguardano l'Ordine dei medici svizzeri FMH del 2011 e sono stati messi in evidenza dalla SonntagsZeitung nell'edizione di ieri. Cifre che potrebbero fare discutere circa la qualità e le reali capacità del medico esercitante. «In Ticino la tendenza è pari a quella di tutta la Svizzera. Il bisogno è crescente, ma le Università elvetiche formano un numero troppo basso rispetto alla richiesta», spiega il dottor Fabrizio Barazzoni Capo area medica dell'Ente ospedaliero cantonale. «In buona parte dei paesi esteri la formazione per il settore specialistico è solo teorica. In Svizzera è richiesto anche un periodo di pratica – sottolinea il dottor Franco Denti, presidente dell'Ordine dei medici del Canton Ticino – Per esempio: in Svizzera prima di ottenere la specializzazione i futuri medici seguono un percorso formativo di cinque anni e seguono il protocollo elvetico di lunga pratica prima di operare in sala operatoria. Negli altri paesi la formazione è di tre anni. Non seguendo il protocollo svizzero il medico che giunge da noi è formato soltanto teoricamente». La tendenza del numero crescente dei medici stranieri o formatisi all'estero tocca anche il Ticino. «Nell'EOC però se il medico proviene dall'estero è obbligato ad annunciarsi ad una commissione preposta che deciderà se potrà lavorare nel nostro Paese e quali percorsi formativi e pratici dovrà seguire – puntualizza il dottor Barazzoni – Nel nostro Ente vi è un'ampia gerarchia che supporta il percorso formativo del medico, sulla base dei regolamenti della formazione specialistica svizzera. Una volta terminato questo periodo sarà parificato al medico che ha seguito il percorso formativo e di specializzazione in Svizzera». Quindi dove si verifica il problema? «La preoccupazione riguarda il futuro bisogno di medici di famiglia - sottolinea il dottor Denti. In Ticino qualche anno fa, quando la Direttrice del DSS era Patrizia Pesenti, avevamo ottenuto una moratoria. Avevamo ottenuto il divieto di esercitare ai medici formatisi all'estero privi dei parametri spiegati poc'anzi. Moratoria ormai scaduta e che sarebbe utile riproporre ed estendere a livello nazionale». Intanto secondo Denti l'Ordine dei medici svizzero sta puntando ad alzare l'asticella... «Nel caso del medico di famiglia, prima di concedere il libero esercizio, abbiamo proposto di fissare la regola di lavorare per almeno tre anni alle dipendenze di un ospedale pubblico per correggere lacune formative e pratiche e la conoscenza del sistema sanitario svizzero. Inoltre puntiamo ad estendere l'obbligo di sapere almeno due lingue nazionali. Vi è da rendere nota inoltre la differenza della specializzazione in FMH rispetto ai medici con il certificato Euro Doc. Ricordo che questi ultimi non dispongono di alcuna specializzazione FMH e hanno svolto una formazione di tre anni rispetto ai cinque dello specialista FMH. Per loro proponiamo altresì di fissare l'obbligo di formazione continua, fattore già esistente per i medici FMH. Pur di favorire una gestione più oculata del sistema sanitario infine, siamo pure disposti a rinunciare ad un po' di libertà praticando in istituti, paesi o città stabilite secondo il bisogno e indicate dall'Autorità cantonale. Queste sono tutte proposte già sottoposte al Consigliere federale Alain Berset, il quale ci ha dimostrato la sua attenzione alle problematiche elencate. Un masterplan che conterrà le linee guida descritte dovrebbe essere varato dal Consiglio federale prima della prossima estate. Spetterà poi alla Confederazione stabilire se delegare l'esecuzione delle nuove regole ai Cantoni».