L’aumento della fattura delle casse malati e la stangata per il cantone hanno tenuto banco a «Piazza del Corriere» Bianchi: «Inappropriato il 20% delle prestazioni» – Cereghetti: «Ai ticinesi solo il 17% di quanto pagato in eccesso»
Gli assicurati ticinesi si mettano il cuore in pace. Alla domanda cruciale «un giorno non saranno annunciati aumenti dei premi di cassa malati?», posta dal caporedattore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti durante la puntata di ieri sera Piazza del Corriere, la risposta è stata una e una soltanto. «L’invecchiamento della popolazione e l’evoluzione tecnologica della medicina sono fattori che inevitabilmente inaspriranno la fattura» ha dichiarato il coordinatore del DSS Paolo Bianchi. «Un freno? Non capiterà, anzi lo spero visto che vorrebbe dire che vi sono stati interventi drastici a scapito delle fasce più deboli» gli ha fatto eco Bruno Cereghetti, già a capo dell’Ufficio dell’assicurazione malattia. Il tema, all’indomani dell’annunciato rincaro dei premi del 5,7% in Ticino e del 4,5 in Svizzera, è stato analizzato da più angolature. «Questa esplosione dei costi è legata alla sovramedicalizzazione, soprattutto in Ticino: è qui che possiamo fare qualcosa» ha rilevato Nicole Manetti, di curafutura. D’altro avviso il presidente dell’Ordine dei medici del Canton Ticino Franco Denti: «La LaMal non funziona più, e rappresenta il fallimento della politica: il principio della solidarietà intergenerazionale e la copertura dei rischi sono ormai venuti a mancare». Una proposta, soprattutto alla luce degli eccessivi premi pagati dai giovani, è quindi giunta dal deputato PLR Fabio Käppeli: «Ci sono già delle iniziative pendenti per creare una nuova categoria di assicurati, da 26 a 35 anni» ha detto. Per poi riconoscere come «per la classe politica sia arrivato il momento di fare autocritica, dopo aver perso tempo prezioso strumentalizzando il tema dei premi e non approfondendo il problema dei costi».
Proprio in merito Bianchi ha sostenuto che, «se l’invecchiamento non si può frenare, degli studi a livello federale dimostrano che il 20% delle prestazioni erogate sono inutili o inappropriate. Vanno ad esempio evitati i doppi esami e serve una messa in rete degli attori sanitari». Sì perché a rendere maggiormente salata la fattura non sono state le cure stazionarie negli ospedali, ma quelle ambulatoriali. Come uscirne, dunque? «Una correzione è possibile, finanziando l’ambulatoriale ospedaliero come lo stazionario» ha indicato Denti. E cioè il 55% a carico del Cantone e il 45% delle casse malati. Non esattamente simile il parere di Manetti: «Per evitare le attuali distorsioni la soluzione potrebbe risiedere in un finanziamento uniforme dello stazionario e dell’ambulatoriale». In quest’ultimo settore, ha in effetti evidenziato Bianchi, «vi sono meno meccanismi di controllo dei volumi, come può essere la pianificazione per gli ospedali. Risulta quindi più difficile limitare la crescita dei relativi costi».
Righinetti ha poi sollecitato gli ospiti su un altro tema molto sensibile: i premi che in passato i ticinesi hanno pagato in eccesso. «Si è trattata di una distorsione legale, per la quale è stato trovato un compromesso» ha sottolineato Bianchi, per poi anticipare: «Anche quest’anno gli assicurati ticinesi riceveranno tra 120 e i 130 franchi ciascuno». Il coordinatore del DSS ha poi aggiunto: «Nel 2015 le casse malati hanno registrato 600 milioni di perdite in Svizzera, di cui 60 in Ticino. Non possiamo più lamentarci delle riserve». Pronta la replica di Cereghetti: «Stiamo parlando di un fenomeno deprecabile, che non deve passare sotto silenzio: ai ticinesi è stato ristornato solo il 17% dei premi pagati in eccesso, cioè circa 230 franchi dei 1.400 versati in più dal 1996. Non deve più accadere». Käppeli ha invece voluto relativizzare: «È vero, è stato spiacevole. Ma la questione appartiene al passato e non serve a nulla sollevarla ancora». Ben più scettico Denti: «Io ci andrei cauto nell’affermare che non accadrà più». Sulla stessa linea di Käppeli anche l’opinione di Manetti: «Si discute di premi pagati in eccesso e di riserve per sviare l’attenzione da quello che, ripeto, è il problema: la sovramedicalizzazione».