Una struttura nella quale concentrare la medicina di punta? – Lavori in corso per lanciare un’iniziativa popolare Franco Denti: «È l’ultima chance per il Ticino» – Paolo Beltraminelli: «Ma così si devono chiudere dei nosocomi»
In Ticino la sanità torna a scaldare gli animi. L’Associazione dei medici assistenti e capi clinica (ASMACT), in collaborazione con l’Ordine dei medici del Ticino (OMCT), intende infatti lanciare un’iniziativa popolare per realizzare un ospedale cantonale di riferimento. Ovvero una struttura dove «concentrare le specializzazioni di punta». Ma cosa significa in concreto? «Sia ben chiaro: l’intenzione non è quella di smantellare gli ospedali di periferia» precisa subito Simone Ghisla , presidente dell’ASMACT, «piuttosto, l’idea è quella di mantenere la medicina di base negli enti di periferia, concentrando invece tutte le specialità – dalla chirurgia alla cardiologia, passando poi dalla neurologia – in un unica sede. E questo non significa tagliare, ma fare le cose in modo razionale».
Di costi e formazione
Dello stesso avviso il presidente dell’Ordine dei medici, Franco Denti , che non usa mezzi termini per ribadire come «questa è l’ultima chance per il Ticino sanitario». E i benefici, continua il medico, sarebbero molteplici. «In primis a risparmiare sarebbe il Cantone stesso – ci spiega Denti – i cantoni che non dispongono di un ospedale universitario e all’avanguardia vedono infatti i pazienti recarsi in altri lidi per ricevere le cure specializzate. Detto in altri termini, con un ente di riferimento cantonale potremmo evitare che si prenda il treno per Zurigo o Losanna. E questo avrebbe delle ripercussioni anche sulle finanze cantonali, perché le cure effettuate fuori dal Ticino costano di più e vengono in parte assunte dallo Stato». «La sanità odierna non si gioca più a livello cantonale, con i vecchi schemi del Novecento dove prevalgono le lotte tra pubblico e privato o Sotto- e Sopraceneri – gli fa eco Ghisla – si gioca a livello nazionale. Se il Ticino non è in grado di mettere a disposizione della propria popolazione un ospedale cantonale di riferimento significa rischiare di dover per forza mandare i pazienti oltre San Gottardo».
Detto del beneficio di cure specialistiche «fuori dalla porta di casa», per i promotori la struttura unica permetterebbe altresì di «aumentare la qualità e la sicurezza delle terapie». Un salto in avanti che, a detta di Denti, «non sarebbe possibile con la pianificazione ospedaliera votata a giugno». Un concetto questo ribadito anche nel comunicato congiunto, dove si legge che «l’attuale modello arrischia fortemente di pregiudicare il mantenimento nel cantone di un’offerta ospedaliera di punta». Ma non solo. Come ci spiegano i nostri interlocutori, la creazione di una sede che concentri la medicina specialistica in un unico luogo permetterebbe altresì di aumentare l’attrattiva del Ticino agli occhi dei giovani medici appena formati, come pure degli specialisti. «L’ospedale di riferimento cantonale avrà sicuramente un carattere universitario», continua Denti, «il progetto di cui stiamo parlando vedrà la luce, se tutto va bene, fra vent’anni. Ora di là il Master in medicina dell’USI si sarà rafforzato e quindi sarà un ulteriore binomio vincente: i giovani potranno fare gli stage in Ticino e numerosi specialisti saranno invogliati a lavorare alle nostre latitudini».
Dello stesso avviso il presidente dell’Ordine dei medici, Franco Denti , che non usa mezzi termini per ribadire come «questa è l’ultima chance per il Ticino sanitario». E i benefici, continua il medico, sarebbero molteplici. «In primis a risparmiare sarebbe il Cantone stesso – ci spiega Denti – i cantoni che non dispongono di un ospedale universitario e all’avanguardia vedono infatti i pazienti recarsi in altri lidi per ricevere le cure specializzate. Detto in altri termini, con un ente di riferimento cantonale potremmo evitare che si prenda il treno per Zurigo o Losanna. E questo avrebbe delle ripercussioni anche sulle finanze cantonali, perché le cure effettuate fuori dal Ticino costano di più e vengono in parte assunte dallo Stato». «La sanità odierna non si gioca più a livello cantonale, con i vecchi schemi del Novecento dove prevalgono le lotte tra pubblico e privato o Sotto- e Sopraceneri – gli fa eco Ghisla – si gioca a livello nazionale. Se il Ticino non è in grado di mettere a disposizione della propria popolazione un ospedale cantonale di riferimento significa rischiare di dover per forza mandare i pazienti oltre San Gottardo».
Detto del beneficio di cure specialistiche «fuori dalla porta di casa», per i promotori la struttura unica permetterebbe altresì di «aumentare la qualità e la sicurezza delle terapie». Un salto in avanti che, a detta di Denti, «non sarebbe possibile con la pianificazione ospedaliera votata a giugno». Un concetto questo ribadito anche nel comunicato congiunto, dove si legge che «l’attuale modello arrischia fortemente di pregiudicare il mantenimento nel cantone di un’offerta ospedaliera di punta». Ma non solo. Come ci spiegano i nostri interlocutori, la creazione di una sede che concentri la medicina specialistica in un unico luogo permetterebbe altresì di aumentare l’attrattiva del Ticino agli occhi dei giovani medici appena formati, come pure degli specialisti. «L’ospedale di riferimento cantonale avrà sicuramente un carattere universitario», continua Denti, «il progetto di cui stiamo parlando vedrà la luce, se tutto va bene, fra vent’anni. Ora di là il Master in medicina dell’USI si sarà rafforzato e quindi sarà un ulteriore binomio vincente: i giovani potranno fare gli stage in Ticino e numerosi specialisti saranno invogliati a lavorare alle nostre latitudini».
Di tempi e finanziamenti
Se sugli obiettivi non ci sono dubbi, sulle modalità di finanziamento del progetto, sull’ubicazione e sulle collaborazioni tra pubblico e privato restano ancora degli aspetti da chiarire. «È un concetto in divenire», precisa Ghisla, «sicuramente l’EOC avrà un ruolo centrale. Se poi le cliniche private riusciranno a collaborare con l’ente affinché i pazienti che necessitano di cure specializzate restino in Ticino, avremmo fatto goal. Il problema è che oggi la sanità è troppo politicizzata. Sembra di vivere una guerriglia interna tra partiti. E a risentirne è il cittadino». Da noi interpellato, il direttore del DSS Paolo Beltraminelli ribadisce come «l’iniziativa è lodevole perché darà vita a un nuovo dibattito, ma non bisogna creare malintesi: si partisse da zero, un ospedale di riferimento sarebbe l’ideale. Ma alla situazione attuale, e visto l’iter che ha portato alla nascita dell’EOC, creare una simile struttura significherebbe chiudere l’ospedale San Giovanni di Bellinzona e il Civico di Lugano, per riunirli in un’unica sede. Un aspetto che non va sottovalutato».
Se sugli obiettivi non ci sono dubbi, sulle modalità di finanziamento del progetto, sull’ubicazione e sulle collaborazioni tra pubblico e privato restano ancora degli aspetti da chiarire. «È un concetto in divenire», precisa Ghisla, «sicuramente l’EOC avrà un ruolo centrale. Se poi le cliniche private riusciranno a collaborare con l’ente affinché i pazienti che necessitano di cure specializzate restino in Ticino, avremmo fatto goal. Il problema è che oggi la sanità è troppo politicizzata. Sembra di vivere una guerriglia interna tra partiti. E a risentirne è il cittadino». Da noi interpellato, il direttore del DSS Paolo Beltraminelli ribadisce come «l’iniziativa è lodevole perché darà vita a un nuovo dibattito, ma non bisogna creare malintesi: si partisse da zero, un ospedale di riferimento sarebbe l’ideale. Ma alla situazione attuale, e visto l’iter che ha portato alla nascita dell’EOC, creare una simile struttura significherebbe chiudere l’ospedale San Giovanni di Bellinzona e il Civico di Lugano, per riunirli in un’unica sede. Un aspetto che non va sottovalutato».
Il prossimo passo, conclude Ghisla, sarà ora quello di redigere il testo dell’iniziativa «che speriamo possa essere pronto entro fine settembre. Da lì partirà una campagna volta a far aderire il maggior numero di attori, non solo della sanità ma della società civile in generale, e poi si inizierà con la raccolta firme, idealmente entro la fine dell’anno». Per poter procedere, ne serviranno almeno 7.000.