Non si tratta di essere pro o contro la cassa malati unica, ma di essere il più possibile oggettivi. Non discuto i pareri del Prof. Dr. Konstantin Beck, responsabile dell’Istituto CSS per l’economia sanitaria empirica (che è una struttura della cassa malati CSS) e libero docente all’Università di Zurigo, espressi nell’intervista al Corriere del 21 luglio. Però, qualche puntualizzazione ci vuole.
Secondo l’intervistato gli assicuratori malattia sono poco conosciuti dalla gente perché non sono presenti nei media e reagiscono soltanto ai rimproveri. Mi chiedo: non sono bravi nella comunicazione o preferiscono usare altri mezzi come gli spot pubblicitari e il telemarketing?
L'assicurazione di base
Per quanto attiene all’assicurazione di base il professore la definisce un servizio sociale, no profit, una specie di ONG. Giusto, concordo: la LAMal è un’assicurazione uguale per tutti, obbligatoria e di diritto pubblico, che tutti i cittadini e i residenti devono avere!
E allora chiediamoci perché le 61 casse malati la propongono in circa 200 modelli (prodotti) diversi? Perché si scaldano tanto invece di lasciarla perdere e concentrarsi sulle assicurazioni complementari, facoltative, di diritto privato e sulle quali si può guadagnare?
Perché allo stato attuale non sappiamo più quanto effettivamente costa l’assicurazione di base? La risposta è semplice: tra le due forme assicurative vi è una sorta di “principio dei vasi comunicanti” che permette il flusso di capitali e informazioni dei pazienti dall’una all’altra, anche se ciò non sarebbe permesso. In questo modo si approfitta della LAMal e si utilizzano le informazioni sui pazienti per decidere chi si vuole come cliente: un’osmosi che favorisce la caccia ai “buoni rischi”. In pratica quindi per riprendere la definizione del Professor Beck, una ONG che accoglie i giovani, belli e sani che, se non fosse obbligatoria, potrebbero fare a meno di assicurarsi e di pagare i premi.
Il flop del managed care
Per quanto riguarda il Managed Care, è vero che il paziente avrebbe potuto decidere se aderire o meno a questa formula, in poche parole decidere se rinunciare a una parte della propria sacrosanta libertà di scelta del medico in cambio di un ribasso sul premio. Se tutto era così semplice, chissà perché, nel 2012, il popolo svizzero ha seppellito il progetto di legge sotto una valanga di no, esprimendo la propria volontà con il 76% di schede negative e il voto contrario di tutti i Cantoni? Fra tutte le ragioni indico qui soltanto che i cittadini non hanno creduto che con questa formula si sarebbero ridotti i costi della Sanità e, di conseguenza, anche i premi. E hanno avuto ragione.
Ridurre i costi? Un'illusione
Sfatiamo subito questo mito: né il Managed Care, né il sistema attuale della concorrenza fra casse, né la cassa unica – ma non è neppure un obiettivo del progetto - potranno riuscirvi, dato che la crescita dei costi sanitari è da un canto fisiologica(circa il 2-3% all’anno), legata cioè all’evoluzione della ricerca scientifica, delle tecnologie e delle cure e d’altro canto legata all’evoluzione demografica. In poche parole, grazie alla ricerca e alle nuove cure invecchiamo sempre di più e meglio e per questo “consumiamo più sanità”. Concordo con il fatto che i costi, negli ultimi 10 anni sono cresciuti allo stesso ritmo del prodotto interno lordo e che con il nostro sistema sanitario - che è il migliore, il più efficiente, efficace e il più equo al mondo - non stiamo “vivendo al disopra dei nostri mezzi”, ma questi sono ragionamenti macro economici, che nulla tolgono al fatto che sempre più cittadini faticano a pagare il fatidico premio e che, di conseguenza, lo Stato deve investire sempre di più in sussidi e per farlo utilizza le imposte di tutti noi.
Inoltre, se guardiamo da vicino quali sono i modelli di Managed Care che crescono malgrado la legge sia stata respinta al mittente, ci accorgiamo che, in generale, sono quelli con forti legami con le casse malati, o addirittura di loro proprietà, nei quali i medici sono dei semplici dipendenti e addirittura applicano tariffe diverse da quelle dell’ormai arciconosciuto TARMED e sottraendosi al controllo sull’economicità delle cure, previsto dalla legge.
Le riserve in eccedenza
Da ultimo, visto che di soldi si parla, accettiamo pure che tra il 1996 e il 2012 le riserve eccedentarie cumulate in Svizzera sono state solo il 6% del bilancio totale. Però, dato che nell’intervista si fa un bell’esempio fondato sul ritardo per relativizzare l’ammontare delle riserve, “sostenendo che una persona non può essere considerata inaffidabile sulla base della somma dei ritardi della sua vita”, facciamone uno anche noi, magari più legato all’economia.
Supponiamo che una fabbrica delocalizzi per insediarsi dove i costi di produzione sono inferiori. Dal punto di vista strategico e di economia aziendale, anche “quello che mena il gesso” concorderà sul fatto che il ragionamento non fa una grinza. Però se faccio questo esempio all’operaio che, a seguito di questa operazione globale perde il posto di lavoro, non dovrò stupirmi se mi fa correre a legnate.
Chiaro che, nel nostro caso, siamo noi ticinesi che dobbiamo appioppare le sacrosante legnate alle casse malati, all’Ufficio Federale di Sanità e anche alle lobby politiche che ci hanno portato alla prospettiva di vederci forse restituito al massimo “un caffè all’anno per i prossimi sei anni” invece dei 400 milioni che abbiamo pagato di troppo tra il 1996 il 2013! Senza dimenticare che l’andazzo di accumulare riserve eccedentarie sta continuando anche per il 2014 e proseguirà l'anno prossimo.
Strumento sociale e profitto
Così concludo, dicendo che puntualizzare mi pareva doveroso e, soprattutto, che il problema sta nel fatto che nel tempo si è perso completamente il concetto che la LAMal è un’assicurazione sociale fondata sul diritto pubblico per sposare, passo dopo passo, quello del profitto a breve termine e a tutti i costi.
La razionalità del medico consiste nel fare tutto quanto è ragionevolmente possibile per la salute del paziente mentre la razionalità economicistica fa corrispondere a ogni investimento il tornaconto il più elevato e immediato possibile. Negli ultimi anni queste due razionalità, invece di interagire hanno proceduto parallelamente portando il sistema allo stato attuale e mettendo in pericolo la qualità delle cure mediche nell’immediato futuro.
Una possibile risposta
La cassa malati unica è una possibile risposta alla situazione e, per il momento, è l’unica che cerca di porre termine all’attuale deriva e al progressivo degrado del sistema che, allo stato attuale non funziona più, malgrado tentativi di porre un rimedio, come quello del controprogetto all’iniziativa, respinto dalle Camere senza nemmeno entrare in discussione: un chiaro segnale della volontà di mantenere lo statu quo, ossia il prevalere della razionalità economicistica su quella medica intenta a tutelare la salute dei cittadini-pazienti.