La Federazione dei medici svizzeri consiglia i suoi membri su cosa fare o non fare online Franco Denti: «Sempre più spesso questi mezzi vengono usati per chiedere consulti»
I social media (Facebook, Twitter ecc.) godono di una popolarità in costante crescita, con una diffusione a tappeto che non risparmia nessuno. Neppure il settore della sanità, alla quale si stanno aprendo nuove possibilità ma anche diversi problemi. Questa diffusione ha portato la Federazione dei medici svizzeri (FMH) a porsi alcune domande, come se sia «giusto che i medici accettino le richieste d’amicizia dei loro pazienti su Facebook» oppure se «si possono consigliare dei trattamenti a dei pazienti attraverso i social media».
Il codice deontologico della FMH che definisce le relazioni del medico con i suoi pazienti e con i suoi colleghi, il suo comportamento in pubblico in presenza di partner sanitari. Queste regole di comportamento devono essere mantenute sia sui social media che, più in generale, su Internet, ma devono essere interpretate in modo corretto e applicate nei nuovi media. «Abbiamo deciso di stilare queste raccomandazioni per chiarire meglio che il codice deontologico vale anche per i social media perché ci siamo accorti che sempre di più vengono usati i nuovi mezzi comunicazione per chiedere dei consulti», ci spiega Franco Denti, medico e presidente dell’Ordine dei medici del canton Ticino. «Molte richieste ora ci arrivano tramite e-mail e, non molto tempo fa, n’è arrivata anche una tramite Facebook».
Inoltre, proprio a causa di un uso scorretto dei social network, all’estero si stanno moltiplicando i casi con conseguenze disciplinari o giuridiche. Senza dimenticare l’esigenza di proteggere i dati confidenziali dei pazienti. Le informazioni confidenziali come anno di nascita, nome, sesso, domicilio, non vanno infatti mai scambiati tramite i social network in quanto sono scarsamente protetti e, inoltre, potrebbero essere riprese e diffuse da altri social media. Per questo andrebbero condivisi solamente tramite connessioni sicure o documenti criptati.
«I contenuti condivisi sui social network o su Internet diventano rapidamente accessibili a un numero illimitato e incontrollato di persone» ricorda la FMH. «In più i dati e le informazioni una volta che vengono pubblicate in rete diventano indelebili, ovvero non possono essere cancellate». Per questo tutto il personale medico e gli studenti di medicina dovrebbero prestare particolarmente attenzione alla confidenzialità dei dati che trattano, rispettandone la natura confidenziale, comportandosi in maniera corretta non solo nel mondo reale ma anche quando si trovano «online», in modo da non danneggiare loro stessi, i colleghi e i loro pazienti. «Bisogna infatti ricordarsi che quando un medico scrive in un social network non sarà mai visto come la persona privata che fa un commento, ma sempre come e comunque come il dottore che scrive», sottolinea Denti.
In più molti considerano Internet come uno spazio di non-diritto, ovvero un luogo dove ognuno è libero di fare ciò che vuole senza subire alcuna conseguenze, ma in realtà non è così. È infatti possibile risalire sia all’autore di un commento anonimo diffamatorio che all’artefice di una diffusione illecita d’informazioni o d’immagini. Nel caso della diffusione illecita il «pirata» corre il rischio di una sanzione giuridica, più o meno pesante, molto simile a quelle che si rischiano nel caso di dichiarazioni illecite sulla carta stampata.
Le raccomandazioni della Federazione dei medici svizzeri sono divise in cinque capitoletti (confidenzialità delle informazioni del paziente; rapporto medico-paziente; comportamento nell’ambiente di lavoro; presenza e contribuzione professionali, private o pubbliche; protezione e sicurezza dei dati).
Tra le varie sollecitazioni si possono trovare: «chiedere il permesso al paziente se si vuole utilizzare dei suoi dati o una sua foto», «avvertire il collega nel caso in cui stia usando i social media in modo errato», «non fornire raccomandazioni concrete su un trattamento», «se è possibile, dividere le relazioni di lavoro da quelle private» e molte altre ancora.
I social media (Facebook, Twitter ecc.) godono di una popolarità in costante crescita, con una diffusione a tappeto che non risparmia nessuno. Neppure il settore della sanità, alla quale si stanno aprendo nuove possibilità ma anche diversi problemi. Questa diffusione ha portato la Federazione dei medici svizzeri (FMH) a porsi alcune domande, come se sia «giusto che i medici accettino le richieste d’amicizia dei loro pazienti su Facebook» oppure se «si possono consigliare dei trattamenti a dei pazienti attraverso i social media».
Il codice deontologico della FMH che definisce le relazioni del medico con i suoi pazienti e con i suoi colleghi, il suo comportamento in pubblico in presenza di partner sanitari. Queste regole di comportamento devono essere mantenute sia sui social media che, più in generale, su Internet, ma devono essere interpretate in modo corretto e applicate nei nuovi media. «Abbiamo deciso di stilare queste raccomandazioni per chiarire meglio che il codice deontologico vale anche per i social media perché ci siamo accorti che sempre di più vengono usati i nuovi mezzi comunicazione per chiedere dei consulti», ci spiega Franco Denti, medico e presidente dell’Ordine dei medici del canton Ticino. «Molte richieste ora ci arrivano tramite e-mail e, non molto tempo fa, n’è arrivata anche una tramite Facebook».
Inoltre, proprio a causa di un uso scorretto dei social network, all’estero si stanno moltiplicando i casi con conseguenze disciplinari o giuridiche. Senza dimenticare l’esigenza di proteggere i dati confidenziali dei pazienti. Le informazioni confidenziali come anno di nascita, nome, sesso, domicilio, non vanno infatti mai scambiati tramite i social network in quanto sono scarsamente protetti e, inoltre, potrebbero essere riprese e diffuse da altri social media. Per questo andrebbero condivisi solamente tramite connessioni sicure o documenti criptati.
«I contenuti condivisi sui social network o su Internet diventano rapidamente accessibili a un numero illimitato e incontrollato di persone» ricorda la FMH. «In più i dati e le informazioni una volta che vengono pubblicate in rete diventano indelebili, ovvero non possono essere cancellate». Per questo tutto il personale medico e gli studenti di medicina dovrebbero prestare particolarmente attenzione alla confidenzialità dei dati che trattano, rispettandone la natura confidenziale, comportandosi in maniera corretta non solo nel mondo reale ma anche quando si trovano «online», in modo da non danneggiare loro stessi, i colleghi e i loro pazienti. «Bisogna infatti ricordarsi che quando un medico scrive in un social network non sarà mai visto come la persona privata che fa un commento, ma sempre come e comunque come il dottore che scrive», sottolinea Denti.
In più molti considerano Internet come uno spazio di non-diritto, ovvero un luogo dove ognuno è libero di fare ciò che vuole senza subire alcuna conseguenze, ma in realtà non è così. È infatti possibile risalire sia all’autore di un commento anonimo diffamatorio che all’artefice di una diffusione illecita d’informazioni o d’immagini. Nel caso della diffusione illecita il «pirata» corre il rischio di una sanzione giuridica, più o meno pesante, molto simile a quelle che si rischiano nel caso di dichiarazioni illecite sulla carta stampata.
Le raccomandazioni della Federazione dei medici svizzeri sono divise in cinque capitoletti (confidenzialità delle informazioni del paziente; rapporto medico-paziente; comportamento nell’ambiente di lavoro; presenza e contribuzione professionali, private o pubbliche; protezione e sicurezza dei dati).
Tra le varie sollecitazioni si possono trovare: «chiedere il permesso al paziente se si vuole utilizzare dei suoi dati o una sua foto», «avvertire il collega nel caso in cui stia usando i social media in modo errato», «non fornire raccomandazioni concrete su un trattamento», «se è possibile, dividere le relazioni di lavoro da quelle private» e molte altre ancora.