Un'azienda del Luganese impone da contratto ai dipendenti il proprio medico di fiducia... a spese loro.
LUGANO. «Eventuali visite mediche sono da farsi presso il dottore di fiducia della ditta dott. med. xxx in xxx (nome noto alla redazione). La ditta si riserva di non pagare il periodo di infortunio o di malattia nel caso il lavoratore scelga un altro medico». È una clausola da far rabbrividire il Dr. Stranamore quella che 20 minuti ha potuto leggere, nero su bianco, sul contratto d'assunzione di un'azienda agricola del Luganese (una ventina di dipendenti). Non ci credi, rileggi: data maggio 2010, firma e controfirma del datore di lavoro, che aggiunge per di più: «L'eventuale foglio di malattia è a carico del lavoratore».
Chi paga (non) decide. Possibile? «È tra i diritti sanciti dalla Costituzione che il paziente possa scegliere il proprio medico, nessuno può obbligarlo a fare diversamente» tuona il presidente dell'Ordine dei medici ticinesi Franco Denti. «Se poi in casi particolari l'azienda decide occasionalmente di chiedere una verifica a un medico di fiducia, cosa legittima qualora ci sia il sospetto che il dipendente faccia "il furbetto", a pagare deve essere la ditta, non il paziente» aggiunge il dottor Denti.
"In dubbio l'imparzialità del medico" - Il contratto in questione, però, parla chiaro. Un pericoloso precedente? «Così viene minata l'apparenza di oggettiva imparzialità del medico» spiega l'avv. Costantino Delogu, esperto di diritto del lavoro: «La vicinanza eccessiva tra medico e azienda può essere pericolosa». Il sospetto qui è di un patto non scritto: io ti mando i miei dipendenti come pazienti (paganti), tu fai in modo che si ammalino (o risultino malati) il meno possibile. «Sarebbe un abuso grave» commenta Delogu. «In questo caso, pur avendo firmato il contratto, i dipendenti non sono in nessun modo tenuti ad adeguarvisi». Tutti dal proprio medico, dunque. E poi dall'avvocato, magari.
"In dubbio l'imparzialità del medico" - Il contratto in questione, però, parla chiaro. Un pericoloso precedente? «Così viene minata l'apparenza di oggettiva imparzialità del medico» spiega l'avv. Costantino Delogu, esperto di diritto del lavoro: «La vicinanza eccessiva tra medico e azienda può essere pericolosa». Il sospetto qui è di un patto non scritto: io ti mando i miei dipendenti come pazienti (paganti), tu fai in modo che si ammalino (o risultino malati) il meno possibile. «Sarebbe un abuso grave» commenta Delogu. «In questo caso, pur avendo firmato il contratto, i dipendenti non sono in nessun modo tenuti ad adeguarvisi». Tutti dal proprio medico, dunque. E poi dall'avvocato, magari.