Tesori, tesoretti, bauli e sopravvenienze fiscali: notizie che hanno segnato la cronaca dei consuntivi degli ultimi anni. Introiti che ogni volta hanno abbellito i conti del Cantone e di alcuni Comuni e che, attraverso l'iniezione di «mezzi inattesi», hanno sostenuto un ottimismo non giustificato che ha indotto la falsa speranza che la congiuntura sarebbe continuata come negli anni del boom economico-finanziario, impedendo l'impostazione di una politica di rigore che non fosse solo puramente contabile, ma che determinasse una vera strategia per il futuro del Ticino. Ma qualcuno non aveva detto che «gouverner c'est prévoir»? Cosa che in fondo fanno tutti coloro che devono far fronte agli eventi della vita con il loro reddito disponibile.
La crisi attuale non è un fulmine a ciel sereno. Già dal 2007 con lo scoppio della bolla dei subprime il temporale si è andato addensando e, cosa più che prevedibile, ha riversato la sua furia dalla finanza all'economia reale.
Oggi si indica nella riduzione del gettito fiscale generato dal finanziario uno dei motivi delle difficoltà in cui si trovano le casse pubbliche, ma non era prevedibile? Non era evidente che la riduzione degli asset in gestione e dei margini avrebbe portato a una diminuzione dei ricavi e quindi delle imposte pagate? Non era chiaro che il finanziario avrebbe proceduto a comprimere i costi attraverso le tristemente note ristrutturazioni che generano tagli occupazionali e di conseguenza ulteriori minori entrate per l'erario?
Adesso il deficit è ormai strutturale e dobbiamo avere il coraggio di mettere da parte le polemiche partitiche e agire per incidere coerentemente sulla spesa; e questo prima di pensare ad aumentare le entrate.
Detto papale papale, aumentare la pressione fiscale, che genera circa il 55% delle entrate del Cantone, porterebbe le persone fisiche ad avere meno reddito disponibile e a «tirare sempre più la cinghia» non contribuendo così al rilancio del consumo interno che è uno dei fondamenti della ripresa economica. D'altro canto, i grandi contribuenti potrebbero decidere di lasciare un cantone che ha certamente tanto da dare, ma che non è il solo ad avere diversi atout, e che ha un'aliquota di imposizione cantonale del 15.016% per redditi superiori ai 400.000 franchi, pressione alla quale vanno aggiunte sia l'imposta comunale che quella federale. In questo modo, una pressione fiscale elevata mette i fuga i ricchi, frena l'imprenditorialità e innesca un circolo vizioso che porta alla perdita di posti di lavoro, di entrate per l'erario e, di conseguenza, a maggiori uscite nel campo della socialità.
Per aumentare le entrate vi è a disposizione l'arma dell'amnistia fiscale, per la quale la soluzione migliore sarebbe l'applicazione a livello federale, che però Berna non vuole, e che dobbiamo quindi considerare sul piano cantonale. A questo proposito abbiamo il dovere di essere realisti: dubbi e incertezze sul futuro del segreto bancario, anche per i contribuenti svizzeri o residenti, hanno portato negli ultimi anni all'aumento delle autodenunce. Oggi quindi l'amnistia sarebbe uno stimolo atto a far riemergere e reimmettere nel ciclo economico quelle centinaia di milioni di franchi che sarebbero una salutare iniezione per le finanze del Ticino.
Attendiamo quindi il 9 agosto quando i Dipartimenti metteranno sul tavolo le loro proposte per il contenimento del deficit del 2014, ma non dimentichiamo tre indicazioni importanti: taglio delle spese attraverso l'azione collegiale e lo sfruttamento di sinergie sia tra Dipartimenti che tra pubblico e privato, riduzione della pressione fiscale e messa in atto di un'amnistia cantonale.
* deputato del PPD in Gran Consiglio
La crisi attuale non è un fulmine a ciel sereno. Già dal 2007 con lo scoppio della bolla dei subprime il temporale si è andato addensando e, cosa più che prevedibile, ha riversato la sua furia dalla finanza all'economia reale.
Oggi si indica nella riduzione del gettito fiscale generato dal finanziario uno dei motivi delle difficoltà in cui si trovano le casse pubbliche, ma non era prevedibile? Non era evidente che la riduzione degli asset in gestione e dei margini avrebbe portato a una diminuzione dei ricavi e quindi delle imposte pagate? Non era chiaro che il finanziario avrebbe proceduto a comprimere i costi attraverso le tristemente note ristrutturazioni che generano tagli occupazionali e di conseguenza ulteriori minori entrate per l'erario?
Adesso il deficit è ormai strutturale e dobbiamo avere il coraggio di mettere da parte le polemiche partitiche e agire per incidere coerentemente sulla spesa; e questo prima di pensare ad aumentare le entrate.
Detto papale papale, aumentare la pressione fiscale, che genera circa il 55% delle entrate del Cantone, porterebbe le persone fisiche ad avere meno reddito disponibile e a «tirare sempre più la cinghia» non contribuendo così al rilancio del consumo interno che è uno dei fondamenti della ripresa economica. D'altro canto, i grandi contribuenti potrebbero decidere di lasciare un cantone che ha certamente tanto da dare, ma che non è il solo ad avere diversi atout, e che ha un'aliquota di imposizione cantonale del 15.016% per redditi superiori ai 400.000 franchi, pressione alla quale vanno aggiunte sia l'imposta comunale che quella federale. In questo modo, una pressione fiscale elevata mette i fuga i ricchi, frena l'imprenditorialità e innesca un circolo vizioso che porta alla perdita di posti di lavoro, di entrate per l'erario e, di conseguenza, a maggiori uscite nel campo della socialità.
Per aumentare le entrate vi è a disposizione l'arma dell'amnistia fiscale, per la quale la soluzione migliore sarebbe l'applicazione a livello federale, che però Berna non vuole, e che dobbiamo quindi considerare sul piano cantonale. A questo proposito abbiamo il dovere di essere realisti: dubbi e incertezze sul futuro del segreto bancario, anche per i contribuenti svizzeri o residenti, hanno portato negli ultimi anni all'aumento delle autodenunce. Oggi quindi l'amnistia sarebbe uno stimolo atto a far riemergere e reimmettere nel ciclo economico quelle centinaia di milioni di franchi che sarebbero una salutare iniezione per le finanze del Ticino.
Attendiamo quindi il 9 agosto quando i Dipartimenti metteranno sul tavolo le loro proposte per il contenimento del deficit del 2014, ma non dimentichiamo tre indicazioni importanti: taglio delle spese attraverso l'azione collegiale e lo sfruttamento di sinergie sia tra Dipartimenti che tra pubblico e privato, riduzione della pressione fiscale e messa in atto di un'amnistia cantonale.
* deputato del PPD in Gran Consiglio