La nuova modalità di finanziamento ospedaliero che entrerà in vigore il 1. Gennaio 2012 e che vedrà lo Stato intervenire con un apporto del 55% dell’investimento totale anche nel finanziamento delle cliniche private, rappresenta per il Ticino una grande opportunità: potremo pianificare in modo coordinato creando poli di eccellenza a livello cantonale, inseriti negli ospedali o nelle cliniche private.
Sarà vitale adoperarsi per evitare doppioni e comprendere che la concorrenzialità sana a livello di istituti con una massa critica ridotta è insita nella capacità di abbandonare il mito del “piccolo ospedale con un’offerta di prestazioni completa” per orientarsi verso cure di nicchia nelle quali eccellere.
In questo modo si aprono opportunità di sviluppo per tutto il sistema a livello cantonale in vista della creazione quello che potremo definire il “Sistema di accoglienza Ticino”.
La singola clinica potrà operare su un’ offerta ridotta e puntare sulla massimizzazione del numero di interventi nel suo campo di specializzazione, mentre l’intero sistema trarrà vantaggio da questa situazione garantendo un ventaglio di prestazioni completo e nel contempo di qualità superiore.
Si eviterà così la concorrenza interna fra istituti favorendo quella concentrazione di forze che permetterà al sistema ticinese di essere concorrenziale verso l’esterno, sviluppando un flusso positivo di pazienti in provenienza dalle altre regioni della Svizzera e, grazie alla notorietà e al riconoscimento della qualità, anche dall’estero.
I vantaggi di questa visione si articolano su diversi livelli.
In primo luogo quello dell’offerta e del costo delle prestazioni per i ticinesi che potranno essere contenuti entro i limiti della “crescita fisiologica della spesa sanitaria” che ammonta al 3-4% annuo.
In secondo luogo quello della ricerca e dello sviluppo che poggiando su una rete ben organizzata di siti potrà svilupparsi ulteriormente, partendo dalle necessità in loco, dai poli di eccellenza già presenti in Ticino e dalle relazioni portate dalla collaborazione con altri cantoni.
In terzo luogo l’offerta di posti di lavoro in tutti i settori che accompagnano il sistema delle cure stazionarie: dalle professioni sanitarie a quelle legate alla ricerca e all’insegnamento, senza dimenticare quelle che, normalmente, sono meno visibili poiché non direttamente collegate alla salute ma a quello che potremmo definire l’aspetto para alberghiero del sistema.
Interessante sarà pure l’indotto su altri settori come il turismo, i trasporti e i servizi e penso qui all’organizzazione di congressi internazionali, alla viabilità ed alle differenti necessità delle persone che operano nel settore.
Dal punto di vista finanziario, il nuovo metodo favorirà lo sviluppo del sistema che ho appena descritto permettendo anche agli istituti privati di investire senza troppo temere il rischio d’esercizio, cosa che finora era stata prerogativa del settore ospedaliero pubblico.
Con questo però non intendo certamente parlare di “investimento selvaggio” ma di valutazione giudiziosa da parte di ogni istituto dei propri punti forti e deboli al fine di elaborare una strategia di sviluppo con traguardi raggiungibili e controllabili che gli permettano di trovare il proprio collocamento all’interno della pianificazione ospedaliera ticinese.
Sarà importante avere il coraggio imprenditoriale di individuare i rischi insiti nel proprio business case in modo da trasformarli in opportunità quando questo fosse possibile o da riorientare la propria strategia di approccio al mercato.
Per concludere ritorno alla mia analisi del “Sistema di accoglienza Ticino” per raffigurarlo brevemente come una stella con al centro l’EOC con il suo esteso ventaglio di prestazioni, nelle punte le cliniche private specializzate in cure di nicchia e, come una rete tesa fra le braccia della stella gli studi medici sul territorio.
Chiaramente, le cure di nicchia, non hanno necessariamente e unicamente tratto con la medicina come la si intende generalmente quando si pensa alla salute nel senso più stretto ma anche al benessere in tutte le sue accezioni.
E, da ultimo dico ancora che la mia stella si estende su tutto il territorio del Cantone senza tagliare fuori nessuna delle sue aree geografiche ma integrandole e attribuendo ad ognuna il ruolo che più le è congeniale per tradizione, cultura e, perché no, anche geografia.
Dott. med. Franco Denti
Presidente Ordine dei Medici del Cantone Ticino