l presidente dell’Ordine dei medici commenta l’errore nella disinfezione
Proseguono su più fronti gli accertamenti sulla vicenda emersa ieri che riguarda la disinfezione non corretta di strumenti di endoscopia all’ospedale Civico. Mentre l’operatore responsabile dell’errore è stato sospeso in attesa degli accertamenti interni, si attende l’esito delle analisi effettuate sui 45 pazienti che a fine febbraio si erano sottoposti a un esame di gastroenterologia. In quel periodo gli endoscopi sono infatti stati trattati con un ciclo incompleto di decontaminazione. Finora non sono emersi problemi ma i risultati definitivi delle analisi sono attesi nelle prossime settimane. La vicenda non riguarda il servizio di sterilizzazione centralizzato dell’EOC che ha sede a Biasca, ma si è verificata internamente.
Nel frattempo sul caso – emerso a pochi anni di distanza dal contagio da epatite C di tre pazienti, avvenuto sempre al Civico nel 2013 nel reparto di radiologia, durante alcuni esami TAC – prende la parola anche Franco Denti , presidente dell’Ordine cantonale dei medici, definendo «preoccupante» il verificarsi di casi come questo. «La prima domanda da porsi è perché questi errori succedono sempre più spesso». Secondo il medico «è un problema che riguarda il Civico, che dovrebbe tornare ad essere un luogo dove l’attenzione è posta in primo luogo alla qualità delle cure». Secondo Denti infatti il problema va fatto risalire alla gestione amministrativa della struttura, che non prende adeguatamente in considerazione il personale di cura. «Si dà troppa attenzione ad altri aspetti dimenticando che lo scopo principale è quello di trattare i pazienti». Non è tanto una mancanza di risorse quanto piuttosto la loro gestione a non essere adeguata secondo Denti, che punta il dito anche contro il prospettato ampliamento della piastra base: «uno spreco». Come inutili sarebbero secondo Denti alcune figure estranee all’ambito sanitario, «mentre ci si dovrebbe concentrare sulla missione principale: la presa a carico dei pazienti». I problemi non possono infine essere attribuiti alla crescita vissuta dalla struttura negli ultimi anni. «Ci sono ospedali ben più grandi in Svizzera, come il CHUV di Losanna, in cui non si verificano le stesse situazioni».