A CURA DI LORENZO QUADRI
Un po’ a sorpresa, il Consiglio nazionale ha accettato una mozione che chiedeva di finalmente ritirare la richiesta d’adesione della Svizzera all’UE. Il ritiro, in effetti, avrebbe dovuto essere cosa fatta già da un bel pezzo. Ma naturalmente il Consiglio federale non ne voleva sapere. Non sia mai che... Va da sé che la $inistra ha votato contro il ritiro della domanda. Non per nulla l’adesione della Svizzera all’UE figura nel programma del P$$. La mossa del Consiglio nazionale ha almeno il vantaggio di avvenire in un momento “particolare” nei rapporti tra Svizzera ed UE. Si spera dunque che a Bruxelles coglieranno il messaggio.
Abbiamo interpellato alcuni interlocutori, ai quali abbiamo chiesto: - Il Consiglio nazionale ha votato a larga maggioranza il ritiro della domanda d’adesione della Svizzera all’UE. Come valuta questa decisione?
Molto bene, anche se è una decisione scontata, che ha comunque il pregio di creare chiarezza nel dibattito sul futuro dei rapporti fra la Svizzera e l'Unione europea, perché toglie il sospetto che l'obiettivo sia quello di un'adesione comunque oggi non condivisa dalla stragrande maggioranza degli svizzeri.
Dell' ideale originario di un’ Europa delle genti rimane ben poco, dimenticato e superato da un’ Europa della finanza, della globalizzazione e dell'allargamento incondizionato, comprato elargendo finanziamenti a 'pioggia' e poi costringendo gli stati beneficiari a politiche antisociali e destabilizzanti (Grecia, Spagna, Portogallo in primis). L'Europa avrà ancora bisogno, come lo è stato per il passato, di una Svizzera neutrale, stabile, socialmente sana. Un modello di società che non deve essere svenduto, ma anzi rivalutato agli occhi di tutti.
Dell'ideale originario resta solo la libera circolazione, che però oggi appare più uno specchio per le allodole che un beneficio concreto, in un continente attanagliato da una crisi economica strutturale, la cui fine forse ci sarà tra 20 anni.