Franco Denti, Candidato al Consiglio nazionale, I Verdi del Ticino
Nato nel 1957, ha studiato medicina a Pavia e Zurigo, ottenendo il titolo di medico specialista in medicina generale FMH. Dal 1998 ha uno studio medico a Barbengo. È presidente dell’Ordine dei Medici del Cantone Ticino, delegato della FMH, membro del comitato direttivo della Società Svizzera di Medicina Generale e della Fondazione Carnegie, nonché membro del Parlamento ticinese.
La prossima legislatura sarà confrontata con l’urgente e insidiosa questione dell’esplosione dei costi della salute. È possibile pensare di riuscire ad arginarla senza che ciò vada a discapito della qualità delle cure offerte? È possibile, ma occorre uno sforzo da parte di tutti: medici, pazienti, Stato e casse malati.
È un chiodo che batto da anni e che continuerò a battere finché avrò voce: i premi dei cittadini ticinesi devono essere commisurati alle loro necessità. Anche per il 2016 la recente pubblicazione dei premi di cassa malati ha confermato un aumento del premio malattia dei ticinesi di gran lunga superiore ai reali consumi. Il calcolo del premio dell’assicurazione malattia, che rappresenta ormai per le famiglie la voce di uscita principale (ben sopra il canone di locazione), segue l’inesorabile, eterno errore di struttura degli anni precedenti. Uno studio dell’Ordine dei Medici del Canton Ticino, per dare un’idea, indica in un aumento massimo dell’1,9% il fabbisogno degli assicuratori per raggiungere il pareggio di bilancio per il 2016, mentre l’aumento medio annunciato sarà del 4,3%.
Da notare che il pareggio del bilancio non è per nulla un dogma in Ticino, dove alla fine del 2013 le eccedenze nei pagamenti si potevano stimare dal 1996 (dati alla mano) in 441 milioni di franchi. Ciò renderebbe ampiamente sopportabile un congelamento del premio 2016 rispetto al 2015. Ma i fatti dimostrano che così non è stato!
È legittimo sperare che il Dipartimento di sanità e socialità (DSS) sappia nell’immediato futuro mostrare la dovuta durezza nel cercare di influenzare e di cambiare un sistema, quello della definizione dei premi dell’assicurazione malattie, sempre più squilibrato a livello dei Cantoni, da ritenere quindi ingiusto e iniquo. Il sistema lascia troppo potere nelle mani degli assicuratori, il cui conflitto di interessi è manifesto; e la Confederazione, segnatamente il Dipartimento federale dell’interno (DFI) sembrerebbe aver perso il controllo sulla situazione, tanto da aver presentato un bilancio scientificamente insostenibile dei pagamenti in eccesso per il periodo 1996-2013.
È quanto mai urgente imporre dei correttivi, apportando la necessaria trasparenza e immediatezza, un obiettivo che, purtroppo, la nuova Legge sulla vigilanza sull’assicurazione malattie (LVAMal) e il relativo progetto di Ordinanza non raggiungono.
L’attuale contesto legale conferma il potere assoluto delle casse malati, privando di fatto i Cantoni (e i cittadini) degli strumenti necessari per poterne analizzare l’andamento d’esercizio complessivo cantone per cantone, di anno in anno.
Si spera che la critica del Dipartimento di sanità e socialità, nostro unico portavoce a Berna su questi temi, contro il progetto di Ordinanza d’applicazione della Legge sulla vigilanza sull’assicurazione malattie, sia forte e determinata e non silente e debole come in passato quando si è proclamato a Berna che i pagamenti in eccesso nel Canton Ticino ammontavano (soltanto!) a 182 milioni; oppure quando si è scelto di non sostenere l’iniziativa cantonale urgente votata all’unanimità (!) dal Gran Consiglio ticinese, che chiedeva alle Camere federali più trasparenza nella Legge federale sull’assicurazione malattie, attraverso la pubblicazione di dati completi di esercizio delle assicurazioni malattie in ogni singolo Cantone e non solo dei dati aggregati per tutta la Svizzera.
Si spera inoltre che il progetto portato avati dal consigliere federale Alain Berset, attualmente al vaglio del Consiglio nazionale, di separazione giuridica, concreta e reale, fra l’assicurazione di base e le complementari, con il doppio obiettivo di rafforzare la lotta alla selezione dei rischi e di aumentare la trasparenza nel sistema dell’assicurazione malattie, possa finalmente realizzarsi, perché l’attuale sistema non rende giustizia agli assicurati e, allo stesso tempo, non permette di intraprendere con successo le misure atte a contenere i costi della salute.
Ma anche il singolo cittadino-paziente e noi medici possiamo dare un fattivo contributo a migliorare la qualità delle cure e incidere sui costi in modo più responsabile, scegliendo con maggior avvedutezza quali cure effettuare, per esempio, aderendo ad iniziative come il “Choosing Wisely” (scegliere con cura), iniziativa che - lanciata dalla Fondazione non profit statunitense ABIM -, ricordo, ha quale scopo di sensibilizzare i fornitori di prestazioni e i cittadini-pazienti rispetto alla necessità di evitare il consumo inutile e pericoloso prestazioni sanitarie (esami diagnostici e trattamenti), contribuendo così a combattere un inutile spreco di risorse.