Come Presidente dell'Ordine dei Medici sottolineo che la posizione del corpo medico ticinese sulla cassa unica è di principio neutrale, così come quella della Federazione dei Medici Svizzeri (FMH) che non diramerà indicazioni di voto ma che sottolinea che il sistema attuale non funziona più.
Passando al piano personale, come cittadino che ha a cuore il bene dei suoi concittadini e il fatto che rimanga a loro aperta la possibilità di esercitare in maniera consapevole e informata il bene prezioso della democrazia, mi sorprendono i luoghi comuni e la ripetizione degli argomenti da parte dei "campanari" del pro e del contro: per i primi tutto sarà più semplice, giusto e meno caro; per i secondi si tratta di uno specchietto per le allodole, i premi non diminuiranno, la spesa pubblica aumenterà e si arriverà al monopolio statale, sinonimo di medicina di stato. Inoltre, sul tema fondamentale della libera scelta del medico tutti si arrogano la pretesa di stare dalla parte del giusto.
Mi pare si parli del " sesso degli angeli" dimenticando il fondamento originale della LAMal: un'assicurazione sociale di diritto pubblico, basata sui capisaldi dell'obbligatorietà e dell'uguaglianza e nascondendo il fatto che le derive attuali nascono dalla riconversione in chiave economicistica di questo principio.
Il testo dell'iniziativa però prende la tematica della salute del cittadino (la migliore qualità delle cure accessibile per tutti e a costi sostenibili) molto alla larga, dando indicazioni generiche su quello che la cassa pubblica di fatto garantirà: un istituto nazionale che gestirebbe la LAMal lasciando le assicurazioni complementari agli assicuratori privati; i premi sarebbero fissati su base cantonale.
Quindi non una medicina di stato ma un sistema misto che pero garantirà il diritto a cure di qualità per tutti i cittadini.
Per averlo vissuto sulla nostra pelle, noi ticinesi sappiamo che, dall'istituzione della LAMal nel 1996 a oggi, le casse malati in Ticino e non solo, hanno sempre calcolato male i premi, continuano a farlo e non fanno nulla per riparare all'errore: il furto perpetrato ai nostri danni attraverso premi troppo elevati continua a favore di cantoni politicamente più forti, che pagano premi che neppure coprono la loro spesa sanitaria interna. Chiaro che i favoriti tacciano, ma è preoccupante che, per inerzia e immobilismo, sia il consiglio Federale sia alcuni governi cantonali finiscano per avallare lo statu quo.
I diversi tentativi di "rappezzare il sistema" vengono sistematicamente bloccati dal Parlamento, che come Ponzio Pilato se ne lava le mani. Tra questi, la revisione globale del Tariffario Medico (TARMED), la proposta del Consiglio Federale di una forma di riassicurazione per i grandi rischi, la revisione dei criteri della compensazione dei rischi e la legge sulla vigilanza sulle casse malati che si rivelerà uno specchietto per le allodole, della quale sappiamo già ora che non risolverà nulla di ciò per cui era stata pensata, meno che meno il problema delle riserve eccedentarie delle casse malati.
Il rischio vero è che la LAMal non sia più in grado di adeguarsi al rinnovamento della medicina e al bisogno di cure e perda terreno a favore delle assicurazioni private.
Da anni i medici criticano e subiscono l'agire delle casse malati, che rifiutano di adeguare il tariffario medico per le prestazioni ambulatoriali, portando verso il blocco delle innovazioni tecnologiche in campo medico e spingendo per ridurre i giorni di degenza ospedaliera in nome del risparmio finanziario: un criterio contestato addirittura dal premio Nobel 2013 per l'economia Robert J. Shiller, in un'intervista rilasciata in occasione della sua recente venuta a Lugano.
Non dobbiamo poi dimenticare che le casse malati hanno quale obiettivo finale l'abolizione dell'obbligo di contrarre sul quale, in modo più o meno velato, hanno portato in votazione il popolo svizzero nel 2008, nel 2010 e nel 2012. In questo modo gli assicuratori mirano al controllo assoluto del sistema, facendo perdere al cittadino la libera scelta del medico, dell'Ospedale o della clinica: in poche parole il diritto di decidere a chi affidare la propria salute. Siamo così sicuri di volere dare tutto questo potere in mano agli assicuratori malattia perdendo il privilegio che ci deriva dalla democrazia diretta?
A fronte di tutto questo e di molto ancora che potrei aggiungere (fatti concreti e non congetture sul sesso degli angeli) è lampante che il sistema attuale sia da cambiare, oltre che per ragioni ideali anche per motivi di ordine qualitativo, organizzativo e finanziario.
Detto questo, senza dubbio il sistema della cassa pubblica non è perfetto; il testo in votazione lascia ampi margini alle buone intenzioni, ma anche possibilità di intervento e di porre eventuali correttivi.
E' vero che la situazione si è talmente incancrenita e che i continui « cerotti » posti sulla piaga non fanno niente di meglio che mettere un "basto" nuovo sul vecchio asino; per cui mi sento di dire che la cassa malati unica può essere una via percorribile.
Dr. Med. Franco Denti
Deputato in Gran Consiglio
Deputato in Gran Consiglio