La politica fra ambizioni, personalismi e crisi di coscienza
Franco Denti, saltando dal Ppd ai Verdi in un colpo solo ha ricordato che il collante ideologico dei partiti è merce del secolo scorso, rinverdendo la storia dei "voltamarsina", di quelli che cambiano bandiera. Ma se il povero Tommaso, il "voltamarsina" dell'800 del romanzo di don Francesco Alberti era passato dai liberali ai conservatori per amore della bella Rosina, l'ex candidato al Consiglio di Stato nel 2011 del Ppd Denti è passato dai "conservatori" - così si chiamavano una volta i pipidini - agli ambientalisti più per una "rivincita" contro l'establishment del suo partito che per la conservazione del "posto". Cosa che, del resto, l'introduzione dei tre circondari elettorali per il Ppd nel Luganese, ha reso quasi impossibile. Il tramonto delle bandiere ideologiche ha ormai trasformato i partiti in vere e proprie bande che si alleano e si combattono a secondo della convenienza anche al loro interno. Come ha dimostrato il conflitto fra radicali e liberali nel Plrt in questi ultimi anni. E quando non sventolano più le bandiere ideologiche, è come se suonasse la libera uscita per le ambizioni individuali. Ed è il tempo delle banderuole. Più vicino alla Lega che al Ppd, Denti se ne va ora con Sergio Savoia, anche lui transfuga ma dal Ps, che abbandonò nel 2006 per accasarsi con gli ambientalisti di cui ora è il leader.
In un Ticino politicamente ingessato, negli anni '70 fu il Partito socialista autonomo (Psa) di Pietro Martinelli e Werner Carobbio - espulsi dal Pst - che ruppe gli steccati e liberò dallo stigma morale chi cambiava bandiera e veniva considerato una banderuola. Fra gli estremisti della sinistra dell'epoca entrarono liberali e conservatori. Tita Carloni, Martino Rossi, Plinio Martini, arrivavano dai cattolici come Alessandro Soldini, figlio di consigliere di Stato Mario Soldini. Anche allora come nell'800, quando i voltamarsina dovevano emigrare, gli esponenti della sinistra subirono un vero e proprio "Berufsverbot", l'impossibilità di esercitare la professione. Martinelli se ne dovette andare in Africa, Carloni fu escluso dalle commesse pubbliche. Ma aprirono la strada ad una mescolanza che vent'anni dopo, con il crollo definitivo degli steccati ideologici contribuì alla crescita della Lega. Che fu uno spazio politico aperto che accolse e riciclò i transfughi di destra e sinistra sotto la bandiera della "ticinesità". Il primo, e unico, consigliere agli Stati della Lega Giorgio Morniroli proveniva dal Plrt. Nella Lega sono finiti anche Donatello Poggi, del Partito del lavoro, ora fuoriuscito per dar vita al movimento degli "Indignati", Cleto Ferrari, deputato Ps per tre mandati, Giancarlo Seitz, prima liberale e poi socialista, Angelo Paparelli, esponente del Ppd luganese. Cammino inverso per Pierre Rusconi, ora consigliere nazionale dell'Udc. Amico di Giuliano Bignasca nel 1999 entrò in parlamento con la Lega, dalla quale si dissociò. Restò in Gran Consiglio come indipendente, poi fu rieletto per l'Udc di cui divenne presidente. A sinistra c'è il caso di Iris Canonica, da deputata Ps a firma del Mattino. E c'è poi Gerri Beretta Piccoli, prima nel Pdl, poi nel Ps, quindi nei Verdi, ora indipendente. "Voltagabbana? Ma chi non cambia partito quando non ne condivide più la politica è solo un poveretto", è solito dire Gianfranco Soldati, che uscì dal Ppd per costituire il Polo della libertà e poi confluire nell'Udc.
Prima di Denti, il caso più eclatante è stato quello di Sergio Morisoli. Esponente di Comunione e Liberazione in lista per il Plrt nel 2011 per il governo. La sua candidatura spaccò il partito, già diviso tra "Idea Liberale" e radicali. "Meglio due leghisti in governo che Morisoli", s'augurò l'ex consigliere agli Stati, Sergio Salvioni. Che fu accontentato. Morisoli, isolato in parlamento, si staccò dal Plrt. Come indipendente nel 2012 si è candidato per gli Stati sostenuto da Lega e Udc. Ha poi dato vita ad un suo partito Area Liberale che ora si presenta alle elezioni nel cartello "La destra" con Udc e Pdf.
In un Ticino politicamente ingessato, negli anni '70 fu il Partito socialista autonomo (Psa) di Pietro Martinelli e Werner Carobbio - espulsi dal Pst - che ruppe gli steccati e liberò dallo stigma morale chi cambiava bandiera e veniva considerato una banderuola. Fra gli estremisti della sinistra dell'epoca entrarono liberali e conservatori. Tita Carloni, Martino Rossi, Plinio Martini, arrivavano dai cattolici come Alessandro Soldini, figlio di consigliere di Stato Mario Soldini. Anche allora come nell'800, quando i voltamarsina dovevano emigrare, gli esponenti della sinistra subirono un vero e proprio "Berufsverbot", l'impossibilità di esercitare la professione. Martinelli se ne dovette andare in Africa, Carloni fu escluso dalle commesse pubbliche. Ma aprirono la strada ad una mescolanza che vent'anni dopo, con il crollo definitivo degli steccati ideologici contribuì alla crescita della Lega. Che fu uno spazio politico aperto che accolse e riciclò i transfughi di destra e sinistra sotto la bandiera della "ticinesità". Il primo, e unico, consigliere agli Stati della Lega Giorgio Morniroli proveniva dal Plrt. Nella Lega sono finiti anche Donatello Poggi, del Partito del lavoro, ora fuoriuscito per dar vita al movimento degli "Indignati", Cleto Ferrari, deputato Ps per tre mandati, Giancarlo Seitz, prima liberale e poi socialista, Angelo Paparelli, esponente del Ppd luganese. Cammino inverso per Pierre Rusconi, ora consigliere nazionale dell'Udc. Amico di Giuliano Bignasca nel 1999 entrò in parlamento con la Lega, dalla quale si dissociò. Restò in Gran Consiglio come indipendente, poi fu rieletto per l'Udc di cui divenne presidente. A sinistra c'è il caso di Iris Canonica, da deputata Ps a firma del Mattino. E c'è poi Gerri Beretta Piccoli, prima nel Pdl, poi nel Ps, quindi nei Verdi, ora indipendente. "Voltagabbana? Ma chi non cambia partito quando non ne condivide più la politica è solo un poveretto", è solito dire Gianfranco Soldati, che uscì dal Ppd per costituire il Polo della libertà e poi confluire nell'Udc.
Prima di Denti, il caso più eclatante è stato quello di Sergio Morisoli. Esponente di Comunione e Liberazione in lista per il Plrt nel 2011 per il governo. La sua candidatura spaccò il partito, già diviso tra "Idea Liberale" e radicali. "Meglio due leghisti in governo che Morisoli", s'augurò l'ex consigliere agli Stati, Sergio Salvioni. Che fu accontentato. Morisoli, isolato in parlamento, si staccò dal Plrt. Come indipendente nel 2012 si è candidato per gli Stati sostenuto da Lega e Udc. Ha poi dato vita ad un suo partito Area Liberale che ora si presenta alle elezioni nel cartello "La destra" con Udc e Pdf.