"Aumento della microcriminalità (almeno questo è il sentimento soggettivo della popolazione); aumento dei disoccupati: tutta colpa degli Accordi Bilaterali? E cosa bisogna fare per migliorare la situazione?”
Insicurezza e paura: sentimenti soggettivi che tutti sperimentiamo nel corso della vita e che hanno come costante quella di essere più diffusi nei momenti di trasformazione sociale che mettono in discussione i valori e le certezze sulle quali abbiamo fondato la nostra esistenza.
Oggigiorno siamo proprio in una di queste fasi: la crisi ha aumentato la precarietà del lavoro, gli investimenti in vista di un risparmio per la vecchiaia o per “momenti di bisogno” hanno perso valore, i “costi fissi” delle economie domestiche aumentano e le notizie negative e destabilizzanti continuano a fioccare.
Chiarito che l’insicurezza percepita è in aumento per cause legate all’evoluzione della società, è anche evidente che la microcriminalità in Ticino cresce, mentre la disoccupazione diminuisce più lentamente che nel resto della Svizzera.
Gli Accordi Bilaterali, nel caso che ci occupa quello sulla libera circolazione, non possono però essere indicati come i soli responsabili di tutti i mali.
Da sempre in un’economia di frontiera fortemente orientata al terziario come la nostra, l’apporto di forza lavoro dall’estero è determinante per alcuni settori, meno per altri.
Il fenomeno della precarietà sul posto di lavoro non può essere combattuto con la “paura del frontaliere” ma deve esserlo attraverso una revisione strutturale del mondo del lavoro.
Dobbiamo agire sull’orientamento professionale, che deve essere pianificato in collaborazione con il mondo economico, sulla scuola e sulla formazione continua.
È inoltre necessario che gli imprenditori si riapproprino della loro funzione sociale, favoriti in questo dalla politica che deve mettere in campo misure atte a incentivare le aziende che creano posti di lavoro e che assumono personale residente.
La microcriminalità può essere combattuta anche con un cambiamento della vita sociale a livello di quartiere che porti a un movimento aggregativo che instauri forti legami di conoscenza reciproca e risvegli la responsabilità sociale di ognuno.
Così, forze dell’ordine ben formate, presenti in modo capillare sul territorio e integrate nella vita di quartiere o comunale, avranno il compito di garantire la sicurezza in sinergia con la popolazione: perché la microcriminalità si combatte anche con i legami sociali e con il sentimento di appartenenza.
Dott. med. Franco Denti
Candidato al Consiglio di Stato