DIRITTI POLITICl - CdS respinge una richiesta di Denti, Cereghetti e Verdi
I cittadini devono avere più strumenti a disposizione per farsi sentire della autorità. E quindi ci vuole un allargamento dei diritti popolari. E questo in due modi. Il primo attraverso la possibilità, data a 300 cittadini aventi diritto di voto, di presentare un'iniziativa da trattare come un'iniziativa parlamentare per modificare la Costituzione o una legge oppure di depositare una
Bocciata la possibilità di inoltrare atti come l'interrogazione, nonché quella di dare facoltà a un gruppo di cittadini di presentare un'iniziativa parlamentare.
I cittadini devono avere più strumenti a disposizione per farsi sentire della autorità. E quindi ci vuole un allargamento dei diritti popolari. E questo in due modi. Il primo attraverso la possibilità, data a 300 cittadini aventi diritto di voto, di presentare un'iniziativa da trattare come un'iniziativa parlamentare per modificare la Costituzione o una legge oppure di depositare una
mozione. La seconda possibilità è quella di dare la possibilità a 75 cittadini, che possono votare, di presentare un'interpellanza o un'interrogazione al Consiglio di Stato. Si chiede anche di introdurre atti parlamentari simili a livello comunale e patriziale. Le richieste erano state poste al Governo da Franco Denti (PPD) e da altri deputati socialisti e verdi nel mese di marzo.
Nei giorni scorsi è arrivata la risposta negativa dell'esecutivo cantonale. Nel suo messaggio (che sarà valutato nei prossimi mesi da una commissione parlamentare e poi dal plenum) evidenzia come la Costituzione ticinese, a livello cantonale, prevede già la possibilità dell'iniziativa costituzionale e dell'iniziativa popolare legislativa.
E a livello comunale i cittadini hanno la possibilità di promuovere un referendum o un'iniziativa popolare. Anche a livello patriziale i patrizi possono promuovere un referendum o un'iniziativa.
Lo stesso CdS riconosce l'importanza dei diritti politici e il valore della partecipazione alla vita politica cantonale; ma è dell'avviso che «gli strumenti messi a disposizione siano appropriati e sufficienti, senza dover quindi istituire nuovi mezzi di partecipazione popolare oltre all'iniziativa e al referendum». Inoltre rileva che i cittadini hanno anche la possibilità di inviare una petizione agli organi dello Stato e all'Amministrazione cantonale. Un diritto che esiste anche a livello locale. «L'aumento del numero degli strumenti a disposizione dei cittadini non coincide ecessariamente con un potenziamento dei loro diritti o a un miglioramento del funzionamento delle istituzioni», afferma il Governo.
Tra le altre ragioni che spingono il CdS a bocciare l'idea c'è anche il fatto che potrebbe portare a un ulteriore aumento degli atti parlamentari con conseguente ritardi nell'evasione degli stessi. Inoltre queste misure potrebbero prestarsi ad abusi da parte di candidati alle elezioni nell'imminenza delle stesse. E anche se in alcuni Cantoni vi sono istituti simili, il Governo non reputa questa una ragione sufficiente per considerare opportuna l'introduzione di questa facoltà.
In definitiva secondo il Consiglio di Stato l'introduzione dell'atto parlamentare popolare non porterebbe benefici particolari alla democrazia, senza considerare che uno strumento simile esiste già ed è la petizione.