L'opinione di Franco Denti sull'istituzione di un'unica LAMal
In veste di Presidente dell'Ordine dei Medici sottolineo che la posizione del corpo medico nei confronti di questa iniziativa è di principio neutrale e che la stessa Federazione dei Medici Svizzeri (FMH) ha deciso di non diramare indicazioni di voto ai propri membri, sottolineando però che il sistema attuale non funziona più. Una posizione condivisa dai medici ticinesi.
A titolo personale, tengo a sottolineare che a mio modo di vedere non si tratta di essere pro o contro la cassa unica, ma di elevare il livello del dibattito al di sopra dei soliti luoghi comuni portati avanti da entrambe le parti.
Per entrare in materia vediamo un po' da dove "arriva la LAMal".
Nata nel 1996 è fondata sul concetto di assicurazione sociale di diritto pubblico che ha l'obiettivo di garantire a tutti i cittadini – pazienti un facile accesso a cure di qualità, indipendentemente dalle loro possibilità finanziarie: in poche parole è un'assicurazione obbligatoria uguale per tutti, che tutti i residenti in Svizzera devono avere.
Con il tempo però questo concetto si è "diluito" e il sistema attuale vede 61 casse offrire una miriade di modelli assicurativi diversi con 300'000 premi pubblicati: una situazione di concorrenza che ha portato alla perdita del controllo dei costi e della trasparenza, criticità riconosciute sia dagli oppositori che dai sostenitori della Cassa Malati Unica. In effetti, tra la LAMal e le assicurazioni complementari (facoltative e di diritto privato) si è venuto a creare una sorta di principio dei vasi comunicanti che permette il flusso di capitali e di informazioni dei pazienti dall'una all'altra: un'osmosi che favorisce la caccia ai buoni rischi. Detto in chiaro si punta agli assicurati giovani e sani che, se l'assicurazione di base non fosse obbligatoria potrebbero fare a meno di sottoscriverla e di pagare i premi.
In estrema sintesi il concetto fondante della LAMal sposava la razionalità del medico che consiste nel fare tutto quanto è ragionevolmente possibile per la salute del paziente. Questo ideale però si è viepiù avvicinato alla razionalità economicistica che mira al profitto immediato. Negli ultimi anni, queste due razionalità invece di interagire hanno proceduto in parallelo ponendo il sistema in una situazione che si può definire "fuori controllo" e mettendo così in pericolo qualità e accessibilità delle cure.
Diversi tentativi di "rappezzare il sistema", quali la revisione globale del Tariffario Medico (TARMED), la proposta del Consiglio Federale di una forma di riassicurazione per i grandi rischi, la revisione dei criteri della compensazione dei rischi, la questione delle riserve eccedentarie delle casse malati ecc. vengono sistematicamente bloccati in Parlamento e, nel frattempo, ci troviamo confrontati a un immobilismo che oltre a non permettere di risolvere il problema, non argina neppure la deriva del sistema.
Malgrado ambo le parti critichino il sistema attualmente in vigore, per la sua mancanza di trasparenza e per la perdita di qualità, negli anni trascorsi dal deposito dell'iniziativa (23 maggio 2012) alla votazione del 28 settembre di quest'anno, il mondo politico non è riuscito ad apportare le modifiche da tutti auspicate e, anche la nuova legge sulla compensazione dei rischi, che sarà presto discussa in Parlamento, finirà per non cavare il classico "ragno dal buco".
Inoltre, tutti e ovunque fanno un gran parlare di riduzione dei costi, un concetto che "riempie bene la bocca" ma che resterà una pia illusione, un mito da sfatare perché
né l'attuale sistema né quello della cassa unica potranno riuscirvi dato che la crescita dei costi sanitari è da un canto fisiologica (circa il 2-3% all'anno) legata cioè all'evoluzione della ricerca scientifica, delle tecnologie e delle cure e d'altro canto all'evoluzione demografica. In poche parole, grazie alla ricerca e alle nuove cure invecchiamo sempre più e meglio e per questo consumiamo più prestazioni sanitarie.
La domanda di fondo che tutti, cittadini e politici dobbiamo porci è volta a sapere se vogliamo e possiamo ancora permetterci il nostro sistema sanitario - il migliore, il più efficiente, efficace e il più equo al mondo, o se non stiamo "vivendo sopra i nostri mezzi". Il punto è che, a livello macroeconomico i costi sanitari sono cresciuti allo stesso ritmo del Prodotto Interno Lordo e quindi non ci dovrebbero essere problemi, ma purtroppo così non è stato per il reddito di alcune categorie sociali, in particolare del ceto medio. Sempre più persone faticano a pagare i premi e lo Stato deve investire sempre più (e per farlo utilizza le imposte di tutti noi) per garantire la copertura assicurativa di base a tutti.
La cassa malati unica non è certo la panacea a tutti mali ma, come già ebbi a dire, mi pare una via percorribile che tenta di porre un termine all'attuale deriva e al degrado progressivo un sistema che non funziona più: in ogni caso un progetto che merita di essere analizzato a fondo e obiettivamente e che avrebbe anche meritato un controprogetto al posto del rifiuto di entrare in materia "buttato lì" dalle camere Federali.
A titolo personale, tengo a sottolineare che a mio modo di vedere non si tratta di essere pro o contro la cassa unica, ma di elevare il livello del dibattito al di sopra dei soliti luoghi comuni portati avanti da entrambe le parti.
Per entrare in materia vediamo un po' da dove "arriva la LAMal".
Nata nel 1996 è fondata sul concetto di assicurazione sociale di diritto pubblico che ha l'obiettivo di garantire a tutti i cittadini – pazienti un facile accesso a cure di qualità, indipendentemente dalle loro possibilità finanziarie: in poche parole è un'assicurazione obbligatoria uguale per tutti, che tutti i residenti in Svizzera devono avere.
Con il tempo però questo concetto si è "diluito" e il sistema attuale vede 61 casse offrire una miriade di modelli assicurativi diversi con 300'000 premi pubblicati: una situazione di concorrenza che ha portato alla perdita del controllo dei costi e della trasparenza, criticità riconosciute sia dagli oppositori che dai sostenitori della Cassa Malati Unica. In effetti, tra la LAMal e le assicurazioni complementari (facoltative e di diritto privato) si è venuto a creare una sorta di principio dei vasi comunicanti che permette il flusso di capitali e di informazioni dei pazienti dall'una all'altra: un'osmosi che favorisce la caccia ai buoni rischi. Detto in chiaro si punta agli assicurati giovani e sani che, se l'assicurazione di base non fosse obbligatoria potrebbero fare a meno di sottoscriverla e di pagare i premi.
In estrema sintesi il concetto fondante della LAMal sposava la razionalità del medico che consiste nel fare tutto quanto è ragionevolmente possibile per la salute del paziente. Questo ideale però si è viepiù avvicinato alla razionalità economicistica che mira al profitto immediato. Negli ultimi anni, queste due razionalità invece di interagire hanno proceduto in parallelo ponendo il sistema in una situazione che si può definire "fuori controllo" e mettendo così in pericolo qualità e accessibilità delle cure.
Diversi tentativi di "rappezzare il sistema", quali la revisione globale del Tariffario Medico (TARMED), la proposta del Consiglio Federale di una forma di riassicurazione per i grandi rischi, la revisione dei criteri della compensazione dei rischi, la questione delle riserve eccedentarie delle casse malati ecc. vengono sistematicamente bloccati in Parlamento e, nel frattempo, ci troviamo confrontati a un immobilismo che oltre a non permettere di risolvere il problema, non argina neppure la deriva del sistema.
Malgrado ambo le parti critichino il sistema attualmente in vigore, per la sua mancanza di trasparenza e per la perdita di qualità, negli anni trascorsi dal deposito dell'iniziativa (23 maggio 2012) alla votazione del 28 settembre di quest'anno, il mondo politico non è riuscito ad apportare le modifiche da tutti auspicate e, anche la nuova legge sulla compensazione dei rischi, che sarà presto discussa in Parlamento, finirà per non cavare il classico "ragno dal buco".
Inoltre, tutti e ovunque fanno un gran parlare di riduzione dei costi, un concetto che "riempie bene la bocca" ma che resterà una pia illusione, un mito da sfatare perché
né l'attuale sistema né quello della cassa unica potranno riuscirvi dato che la crescita dei costi sanitari è da un canto fisiologica (circa il 2-3% all'anno) legata cioè all'evoluzione della ricerca scientifica, delle tecnologie e delle cure e d'altro canto all'evoluzione demografica. In poche parole, grazie alla ricerca e alle nuove cure invecchiamo sempre più e meglio e per questo consumiamo più prestazioni sanitarie.
La domanda di fondo che tutti, cittadini e politici dobbiamo porci è volta a sapere se vogliamo e possiamo ancora permetterci il nostro sistema sanitario - il migliore, il più efficiente, efficace e il più equo al mondo, o se non stiamo "vivendo sopra i nostri mezzi". Il punto è che, a livello macroeconomico i costi sanitari sono cresciuti allo stesso ritmo del Prodotto Interno Lordo e quindi non ci dovrebbero essere problemi, ma purtroppo così non è stato per il reddito di alcune categorie sociali, in particolare del ceto medio. Sempre più persone faticano a pagare i premi e lo Stato deve investire sempre più (e per farlo utilizza le imposte di tutti noi) per garantire la copertura assicurativa di base a tutti.
La cassa malati unica non è certo la panacea a tutti mali ma, come già ebbi a dire, mi pare una via percorribile che tenta di porre un termine all'attuale deriva e al degrado progressivo un sistema che non funziona più: in ogni caso un progetto che merita di essere analizzato a fondo e obiettivamente e che avrebbe anche meritato un controprogetto al posto del rifiuto di entrare in materia "buttato lì" dalle camere Federali.
Dr. Med. Franco Denti
Deputato in Gran Consiglio
Deputato in Gran Consiglio