Da giorni l’amministrazione infedele è un tema ricorrente in tutti i media.
Di fronte al caso più eclatante della BNS (Banca Nazionale Svizzera), quello relativo alla vicenda della KPT Assicurazioni SA, Berna (CPT) è passato in sordina anche se esso pure è emblematico, sia della mancanza di regole e controlli interni alle strutture, sia dello spregio nei confronti dell’etica che si traduce nella violazione degli obblighi di diligenza e lealtà cui le personalità chiamate a dirigere importanti istituti sono tenute.
In questo caso la FINMA (Autorità di vigilanza sui mercati finanziari) è intervenuta sanzionando severamente il comportamento di alcuni ex membri e membri attualmente in carica del Consiglio di Amministrazione della CPT.
In effetti questi, al momento della messa in atto del progetto di fusione con Sanitas, avevano approfittato delle informazioni in loro possesso per acquistare azioni a prezzo vantaggioso, allorché era prevedibile che avrebbero potuto rivenderle realizzando un cospicuo guadagno.
Inoltre, per effettuare il riacquisto finanziario previsto dai piani di fusione, la CPT ha utilizzato le riserve tecniche: procedura vietata dalle norme di vigilanza.
Queste operazioni sono fortunatamente state bloccate dalla FINMA che sporgerà denuncia penale per amministrazione infedele.
Inoltre, diversi amministratori si sono fatti rimunerare consistenti mandati non giustificati.
Nel suo squallore una storia come tante, che però tocca un punto molto sensibile di tutti i cittadini: la salute e la crescente difficoltà di tante persone nel far fronte ai premi delle casse malati, che tartassano assicurati e corpo medico nonostante gli sforzi di contenimento fatti dai professionisti della salute in tutta trasparenza e in pieno accordo con i pazienti.
Se è vero che la FINMA ha riconosciuto che queste violazioni sono state messe in atto da alcuni membri del Consiglio di Amministrazione e non mettono in discussione l’operatività quotidiana dell’assicuratore – in poche parole gli assicurati della CPT non devono temere “inghippi” nelle loro coperture contrattuali e nello svolgimento delle operazioni correnti, è pur vero che il caso non è reso meno grave dalla recente notizia di una revisione effettuata dall’Ufficio della Sanità Pubblica che indica come l’assicurazione malattia di base non sia stata toccata.
I soldi usati a fini illeciti sono sempre e comunque quelli dei cittadini-pazienti- assicurati che con i loro premi permettono agli assicuratori di “accantonare riserve” che, qualora non fossero necessarie spetterebbero, nell’assicurazione malattia privata, agli assicurati e non certo agli azionisti della società o ai suoi amministratori.
Ecco quindi la dimostrazione lampante della necessità di porre dei paletti chiari e concreti all’operato degli assicuratori: da un canto per prevenire comportamenti scandalosi come quello testé descritto e dall’altro per far sì che, una volta per tutte, i soldi pagati in eccesso vadano a beneficio di chi li ha faticosamente sborsati, permettendo così ai cittadini-pazienti di avere quello che gli spetta, e allo Stato di risparmiare sui sussidi che sono sì un aiuto ma anche un sostegno che facilmente rammenta a chi lo riceve la sua incapacità a far fronte da solo ai propri bisogni.
Concludo dicendo che va bene, come abbiamo più volte sentito in questi mesi a proposito dei premi di cassa malati, richiamare il cittadino-paziente alle proprie responsabilità ma è certamente compito della politica fare in modo che anche gli assicuratori si attengano alle loro responsabilità.
Dott. Med. Franco Denti
Presidente Ordine dei Medici del Cantone Ticino.