Ami o non Ami? Franco Denti , presidente dell’Ordine dei medici (Omct), deputato dei Verdi e vicepresidente della Commissione parlamentare che si occupa della pianificazione ospedaliera, non ha dubbi: Ami. Ossia, reparti Acuti di minor intensità al posto degli Istituti di cura proposti dal governo nella pianificazione ospedaliera. In tutto, poco meno di duecento letti per pazienti appena usciti dalla fase acuta che mettono in dubbio il futuro del progetto pianificatorio. Per governo e casse malati (vedi l’edizione di ieri) senza Istituti di cura si porrebbe infatti in crisi il finanziamento dell’intero settore sanitario. Una tesi che Denti rispedisce al mittente: «E non è solo una questione di finanziamento. Quando lo sostiene, Beltraminelli mente sapendo di mentire oppure, cosa ancora più grave, non ha capito che qui si tratta di scegliere l’offerta sanitaria che si vuole dare ai ticinesi». In tal senso, a detta del presidente dell’Omct, «gli Istituti di cura non sono altro che case per anziani a cui hanno cambiato nome. Lei si immagina un trentenne ricoverato in una simile struttura?». Ma non è solo una questione di età. Perché nelle case per anziani «il medico arriva solo su chiamata. E il carico di cure infermieristiche è su per giù di novanta minuti a paziente». Troppo poco per chi è appena uscito dall’acuto. Ma allora per quale motivo il governo insiste con tale soluzione? «Gli Istituti di cura – risponde Denti – rappresentano solo un tentativo, da parte del Cantone, di scaricare alcuni costi sanitari sui Comuni». Un tentativo per bilanciare parzialmente il fatto che «questa pianificazione non affronta il tema dell’economicità delle cure».
Affronta però un altro tema: l’esubero di 250 letti nei reparti acuti ospedalieri messo nero su bianco in uno studio del fabbisogno di qualche anno fa. «No! Non è così, non c’è nessun esubero. Lo dimostra il fatto che i costi ospedalieri sono in media con il resto della Svizzera. E poi solo in Ticino si pianifica basandosi sul numero di letti». D’accordo. Resta però il fatto che le casse malati dicono no agli Ami e sì agli Istituti di cura. «Chiaro – commenta Denti –, ci guadagnano». Sarà muro contro muro. Con il rischio di finire in tribunale. «Potremmo spuntarla. Il motivo? Gli Ami non sono forse la migliore soluzione, ma rappresentano il futuro della sanità svizzera. Futuro in cui, dopo la fase acuta, si punterà a tenere i pazienti in reparti medicalizzati all’interno degli ospedali».