Presidente,
Colleghe e colleghi
Con un autofinanziamento negativo la diagnosi sullo stato di salute delle finanze cantonali non lascia dubbio alcuno, ma a preoccuparmi non è il fatto che il Governo non ha fatto i compiti che avrebbe dovuto fare – e vedremo nel dibattito a seguire se noi qui presenti sapremo far di conto... – ma è l'inerzia della società civile, si accetta e basta. I principi normativi dell'equilibrio finanziario, della parsimonia e dell'economicità contenuti nella Legge sulla gestione e sul controllo finanziario dello Stato – e del buon senso - sono semplicemente disattesi. Il debito pubblico cresce da una spesa pubblica incontrollata decisa da governanti che usano il denaro dei cittadini per assicurarsi il consenso politico, creando nuovi uffici ed enti inutili, aumentando gli organici o dilatando le remunerazioni degli stessi. Si ha l'impressione che si è ormai formata un'inamovibile Casta che tutti noi subiamo.
Il risultato minimo – per citare il condirettore del Corriere del Ticino, Fabio Pontiggia – cui un Parlamento critico sì, ma anche credibile e responsabile dovrebbe puntare è l'autofinanziamento nullo (il cosiddetto piccolo equilibrio nei conti statali).
La direttrice del Dipartimento delle finanze e dell'economia, nella sua orazione d'inizio anno – La Regione del 2 gennaio 2011 – asseriva che: "... Dopo anni di duratura ed elevata crescita economica, la brutale e repentina recessione intervenuta nel 2009 ci ha riportato alla realtà, non solo positiva, di un mondo interconnesso e interdipendente anche nelle crisi. ... ". Ebbene, alla luce dell'eurocaos che è solo nella sua fase iniziale, dove sono o dove troviamo riscontro a questo decantato realismo? Forse nell'illusoria stima al rialzo del gettito d'imposta?
Da autorevoli testate, per citarne solo alcune, traggo quanto: "... Alcune banche centrali europee si stanno preparando alla possibilità che alcuni Paesi lascino l'area euro e che la moneta unica si disfi. ... (Wall Street Journal – 08.12.11)"; " ... Nel Decreto "Salva Italia" per chi mente al fisco arrivano le manette... . (Milano Finanza – 08.12.11)";
"... Anche nell'ipotesi ora apparentemente eroica in cui l'Eurozona sopravviva, le prospettive dell'economia europea restano cupe. Le economie periferiche lacerate dalla crisi (Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna) sono già in recessione. E la crescita economica minaccia il cuore, un tempo solido, di Germania e Francia, dal momento che gli indicatori principali, in particolare il netto calo dei dati relativi agli ordini tedeschi, presagiscono segnali di debolezza incipiente. ... (Il Sole 24 Ore – 08.12.11)".
Sono questi presagi eloquenti che vanno ad aggiungersi ai numerosi campanelli di allarme che giungono dalla Camera di Commercio, dall'Ente del Turismo, dalla Piazza finanziaria per non parlare poi del Commercio al dettaglio prima vittima del turismo economico; aspetti questi, noti da tempo, presi sottogamba dal Consiglio di Stato e dalla Commissione della gestione ai quali è mancata un'opzione forte di responsabilità finanziaria, mancanza che, ahinoi, potrebbe esser pagata a caro prezzo.
Nel peggiore degli scenari la recessione e la deflazione potrebbero travolgere repentinamente l'intera zona euro e sconvolgere pesantemente il tessuto socioeconomico e politico del vecchio continente; un quadro d'insieme che dal punto di vista probabilistico va e deve essere considerato, anche nel nostro piccolo lembo di terra. Non possiamo crogiolarci nell'illusione di trovarci in una fase del ciclo economico classico alla quale seguirà inevitabilmente la ripresa e la prosperità; all'opposto potremmo oggi già trovarci alla soglia di una fase del ciclo economico lungo di Kondratiev, nella quale la fase recessiva e depressiva dura molti anni a seguito di cambiamenti macroeconomici epocali.
Certo, un quadro d'insieme tutt'altro che roseo, ma che fa sorgere spontanea una domanda: esiste un piano B del Governo?
No, non credo proprio, siamo qui a dibattere sul preventivo 2012 e non disponiamo neppure del documento fondamentale della legislatura (Linee direttive e Piano finanziario 2012-2015) che dovrebbe rappresentare il piano A.
Ed é in questo contesto che, con l'adesione di altri colleghi, ho presentato un'iniziativa parlamentare volta a sostenere lo zoccolo duro della piccola imprenditoria ticinese.
Franco Denti